Il Papa a suor Maria Bernardetta: «Mise in noi calore di madre»

Lette da De Donatis le parole indirizzate da Bergoglio alla religiosa di cui si è aperta la fase diocesana della causa di beatificazione. «In lei vedemmo pietà, allegria, senso comune e fortezza»

Una suora «semplice», che «aveva proprio il carisma di essere vicina ai sacerdoti e ai seminaristi. Non aveva grandi luci, ma aveva la saggezza dell’obbedienza, della fedeltà e di non avere paura delle novità». È la Serva di Dio Maria Bernadetta dell’Immacolata, al secolo Adele Sesso, nelle parole di Papa Francesco, che della religiosa fu amico e che l’ha ricordata il 2 febbraio scorso, durante la Messa per la Giornata della vita consacrata. Della suora questa mattina, venerdì 10 maggio, si è aperta nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione, presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis alla presenza dei membri del Tribunale diocesano: monsignor Slawomir Oder, delegato episcopale, monsignor Giuseppe D’Alonzo, promotore di giustizia, Marcello Terramani, notaio attuario, e Giancarlo Bracchi, notaio aggiunto. Presenti tra gli altri il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della congregazione per le Chiese orientali, autorità e rappresentanti dell’episcopato argentino, le confraternite di Montella (Avellino), città natale della religiosa, le nipoti Clara, Pina e Fiore, per le quali quella odierna è stata «una giornata memorabile».

Il cardinale vicario ha ripercorso la vita della suora «amabile, verace e affettuosa, con una marcata vocazione apostolica». Nata il 15 ottobre 1918 era professa della congregazione religiosa delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe fondato dalla Serva di Dio Camilla Rolon in Argentina nel 1880. Iniziò il postulandato a Roma a 17 anni con lo scopo, diceva lei stessa, di «conoscere, amare Gesù e farsi santa», e a 25 professò i voti perpetui. Dal 1944 al 1965 svolse la sua missione in Argentina, nella Comunità Casa Josefina a Buenos Aires. «Lavorò con amore e umiltà, con sacrificio e instancabile abnegazione dando la sua vita nell’Istituto durante tutti gli anni che stette in Argentina, negli Stati Uniti e in Italia», ha rimarcato il cardinale. Prestò servizio in cucina, divenendo «un esempio di pietà, laboriosità e abbandono alla Provvidenza divina» ha aggiunto la postulatrice della causa Silvia Correale. Nel 1965, suor Maria Bernardetta fu trasferita negli Stati Uniti, prima in Pennsylvania e poi a Richmond, in Virginia, presso il seminario di San Giovanni Maria Vianney dove fu apprezzata per i consigli e la dolcezza con la quale accudiva i seminaristi afflitti, indecisi e dubbiosi nella loro vocazione.

Nel 1979 tornò in Argentina nella Casa di esercizi Villa Sant’Ignazio della Compagnia di Gesù, a San Miguel (provincia di Buenos Aires), dove incontrò il futuro pontefice Jorge Mario Bergoglio, all’epoca provinciale dei Gesuiti. «Madre Maria Bernardetta era una figura materna per i novizi – spiega ancora la postulatrice -; quando qualcuno di loro aveva un problema, Bergoglio li mandava da lei a chiedere consiglio. Aveva un tocco profondamente evangelico, una grande devozione». Nel 1986 la religiosa ritornò a Roma dove si manifestarono i primi segni del tumore che la porterà alla morte il 12 dicembre 2001. «In lei vedemmo ciò che significava una congregazione religiosa senza limiti – le scrisse Francesco per salutarla al momento della partenza -. Vedemmo generosità, spirito di obbedienza, di abnegazione, di servizio. Vedemmo pietà, allegria, senso comune e fortezza. Vedemmo pazienza e rassegnazione. Lei, con la sua attitudine, mise calore di madre in noi, e nello stesso tempo, andò insegnando a quei giovani come si tratta una donna, perché questo si impara da una madre o non si impara mai. E Lei fu Madre». I due poi si incontrarono di nuovo nella Capitale e fu proprio Bergoglio, in una delle sue visite a Roma come cardinale, a impartirle il sacramento dell’unzione.

Suor Bernardetta, ha affermato il cardinale De Donatis, «era una donna felice, che amava l’Istituto religioso al quale apparteneva. Obbediente ai superiori, faceva tutto con prontezza e generosità. Non si lamentava mai di quello che poteva risultare difficile. Accoglieva tutto con allegria.  Lavoratrice senza misura, mai si negava a nulla né ad alcuno, né per stanchezza, né per mancanza di tempo. Non si è mai udito che mormorasse di qualcuno».

10 maggio 2019