Il Papa a Tor Bella Monaca: «Non abbiate paura di accarezzare i poveri»

La visita di Francesco alla comunità di Santa Maria Madre del Redentore. «Mancanza di lavoro e ingiustizia mettono gente buona a dura prova»

La visita di Francesco alla comunità di Santa Maria Madre del Redentore. «Mancanza di lavoro e ingiustizia mettono gente buona a dura prova»

«La gente di Tor Bella Monaca è buona, ha soltanto un difetto, lo stesso che avevano Gesù, Maria e Giuseppe: essere poveri. La differenza è che Giuseppe e Gesù avevano un lavoro, mentre tanta gente non ha nemmeno da dar da mangiare ai figli e voi lo sapete». Visitando ieri, domenica 8 marzo, la parrocchia Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca, nella periferia est di Roma, Papa Francesco ha toccato il cuore delle persone, ma anche dei problemi.

Nel teatro della parrocchia, davanti al consiglio pastorale, il Santo Padre è andato oltre i luoghi comuni sul “quartiere socialmente difficile”, che spesso, a torto o a ragione, riguardano Tor Bella Monaca. Ha mirato al problema: la mancanza di lavoro e l’«ingiustizia» che mette «gente buona, a dura prova dalla disoccupazione», nelle condizioni di «fare cose brutte perché la società non offre un’altra via». Sono sempre i pesci piccoli a farne le spese. «Se tuo figlio – ha proseguito il Papa, accompagnato dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare per il settore Est Giuseppe Marciante e dal parroco don Francesco De Franco – ha fame e la società non ti aiuta, puoi cadere nella rete dei cattivi che sfrutta il bisogno. E i mafiosi sfruttano la gente buona» che è poi l’unica a pagare. Papa Francesco ha spiegato come alleviare la sofferenza. «Annunciamo Gesù Cristo con i gesti – ha esortato -; anche con le parole, ma prima con i gesti. Non dobbiamo aver paura della vicinanza, non abbiate paura di accarezzare i poveri, i malati, come Dio ha accarezzato noi».

La visita di Papa Francesco era iniziata, qualche ora prima, con l’incontro di 80 tra malati e disabili del Centro Caritas “Santa Giovanna Antida” in via dell’Archeologia e di cinque famiglie povere assistite dalle missionarie di Madre Teresa di Calcutta. Poi alle 16.20 il Santo Padre è arrivato nella parrocchia di viale Duilio Cambellotti, circondata già dalle primissime ore del pomeriggio da una folla di fedeli, scaldata da un assaggio di primavera. Per prima cosa ha incontrato i bambini e i ragazzi dei vari corsi di catechismo nel cortile parrocchiale, adiacente al campo sportivo. Qui ha accolto le domande “teologiche” di tre ragazze e ricevuto i loro doni. A una giovane che gli chiedeva perché esistesse l’inferno, nonostante la bontà di Dio, il Papa ha risposto che «Dio perdona sempre tutti: lui è buono. Ma c’è invece chi non vuole essere perdonato. Va all’inferno solo quello che dice a Dio: “Io non ho bisogno di te”. Nessuno manda all’inferno – ha concluso -, è l’uomo stesso che ci va, escludendo Dio dalla propria vita». Dopo l’incontro con i ragazzi del centro diurno – figli di famiglie “difficili” che trascorrono i pomeriggi in parrocchia – il Papa ha confessato alcuni fedeli.

Durante l’omelia della Messa vespertina, concelebrata dal cardinale Vallini, dal vescovo Marciante e dai sacerdoti della prefettura, il Papa, commentando il brano dell’evangelista Giovanni sulla cacciata dei mercanti dal tempio, ha parlato di Cristo come profondo conoscitore del cuore umano. «Non si fidava dei mercanti – ha detto il Pontefice – perché li conosceva tutti. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo. Noi non possiamo ingannare Gesù. Lui ci conosce da dentro. E questa può essere una bella domanda a metà Quaresima. Gesù si fida di me o faccio la doppia faccia? Faccio il cattolico, quello vicino alla Chiesa e poi vivo come un pagano? Gesù conosce tutto quello che c’è nel nostro cuore, noi non possiamo ingannarlo, non possiamo fare finta di essere santi e poi condurre una vita che non sia quella che lui vuole, e lui lo sa». Allora, ha proseguito Papa Francesco, «si deve chiedere al Signore che, come è andato a pulire il tempio, venga a pulire l’anima. La misericordia è la frusta con cui pulisce la nostra anima».

Al termine della Messa don De Franco ha ringraziato il Papa della visita. «Il quartiere di Tor Bella Monaca a Roma purtroppo non ha un bella nomea. Il suo nome è associato molto spesso allo spaccio di droga, alla delinquenza, all’abusivismo selvaggio. Ma lei oggi ha avuto la possibilità di rendersi conto di quanta brava gente c’è nel nostro quartiere e di quanto amore nutre per lei e per la Chiesa. Le posso garantire che la gente qui vuole bene a noi religiosi. Le parole che oggi lei ha proferito – ha concluso il parroco – saranno di aiuto e di sprone per la gente di Tor Bella Monaca».

In tarda serata, benché comprensibilmente stanco dopo una visita di oltre tre ore, il Papa ha voluto fermarsi ancora a salutare la gente che lo attendeva fuori dal recinto parrocchiale, nonostante il vento freddo. Lo ha fatto con una benedizione, un’Ave Maria e la consueta richiesta di preghiera in suo favore. Poi, tra mille cenni di saluto della folla, i fari della sua utilitaria e delle macchine della scorta hanno tagliato via di Tor Bella Monaca, come fa, nella notte buia, una cometa che indica la strada.

9 marzo 2015