Il Papa ai militari: «Non coltivate uno spirito di guerra»
In San Pietro la Messa per il Giubileo delle forze armate. L’esortazione a essere «testimoni coraggiosi dell’amore di Dio» e la preghiera per Ucraina, Medio Oriente, Myanmar, Kivu, Sudan. «Tacciano le armi e si ascolti il grido dei popoli che chiedono pace»
Gli uomini e le donne in divisa, pronti in ogni emergenza, sono chiamati a «promuovere, salvare e difendere la vita sempre». Ogni giorno, in virtù di un giuramento di fedeltà fatto, devono sviluppare una sempre maggiore empatia, vedere, salire e sedersi su una barca in tempesta perché a loro «è affidata una grande missione: la difesa dei nostri Paesi, l’impegno per la sicurezza, la custodia della legalità e della giustizia, la presenza nelle case di reclusione, la lotta alla criminalità e alle diverse forme di violenza». Da Papa Francesco un grazie ai militari dell’esercito, dell’aeronautica, della marina, ai carabinieri, agli agenti della polizia di Stato, della polizia penitenziaria, ai vigili del fuoco che ieri, domenica 9 febbraio, con le loro divise hanno colorato piazza San Pietro per la celebrazione della Messa in conclusione del Giubileo delle forze armate, di polizia e di sicurezza, secondo grande evento dell’Anno Santo dopo il Giubileo del mondo della comunicazione.
Una due giorni iniziata sabato 8 febbraio con il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro da parte di migliaia di militari e agenti in divisa. Una «testimonianza estremamente commovente ed efficace per i cittadini e i turisti», ha detto l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, che nel pomeriggio ha partecipato al concerto di benvenuto in piazza del Popolo durante il quale, sotto una pioggia incessante, si sono esibite la banda interforze italiana, la banda musicale pontificia, quella del corpo di polizia di Roma Capitale e la fanfara dei bersaglieri. L’arcivescovo ha espresso «profonda gratitudine» ai rappresentanti delle forze armate perché rendono «l’Anno Giubilare sicuro» e per il loro essere «al servizio del bene mondiale per eccellenza: la pace». Monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia, ha espresso la vicinanza della Chiesa. «Noi vescovi e cappellani vi vogliamo bene – ha detto -. Viviamo per voi, non dimenticatelo».

Culmine del Giubileo, la Messa presieduta da Bergoglio, il quale si è visto costretto a interrompere la lettura dell’omelia dopo pochi minuti «per difficoltà al respiro». Scusandosi, ha affidato il compito all’arcivescovo Diego Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Nei giorni scorsi, come comunicato dalla sala stampa della Santa Sede, il pontefice era rimasto a Casa Santa Marta «a causa di una bronchite».
All’altare per la consacrazione il cardinale Robert Prevost, prefetto del dicastero per i Vescovi, l’arcivescovo Gintaras Grušas, presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa, e Marcianò. Circa 30mila gli appartenenti alle forze armate presenti accompagnati dalle famiglie, comprese circa 100 delegazioni provenienti da tutto il mondo. Tra i fedeli anche gli uomini della gendarmeria vaticana, delle guardie svizzere, rappresentanti delle associazioni e delle accademie militari, ordinari militari e cappellani. Questi ultimi, ha osservato Francesco «non servono – come a volte è tristemente successo nella storia – a benedire perverse azioni di guerra. Essi sono in mezzo a voi come presenza di Cristo, che vuole accompagnarvi, offrirvi ascolto e vicinanza, incoraggiarvi a prendere il largo e sostenervi nella missione che portate avanti ogni giorno».
Il Giubileo delle forze armate, di polizia e di sicurezza è stato occasione per omaggiare quanti «offrono il loro importante servizio nelle calamità naturali, per la salvaguardia del creato, per il salvataggio delle vite in mare, per i più fragili, per la promozione della pace», ha detto il vescovo di Roma esortando i militari a «vigilare contro la tentazione di coltivare uno spirito di guerra; vigilare per non essere sedotti dal mito della forza e dal rumore delle armi, per non essere mai contaminati dal veleno della propaganda dell’odio che divide il mondo in amici da difendere e nemici da combattere. Siate testimoni coraggiosi dell’amore di Dio».
Nel Vangelo Luca narra la chiamata dei primi discepoli. Gesù vide le loro barche nel lago di Gennesaret, vi salì e vi si sedette. Una condotta che deve ispirare i rappresentanti delle forze armate. «Siete chiamati ad avere uno sguardo attento – ha detto il Papa -, che sa cogliere le minacce al bene comune, i pericoli che incombono sulla vita dei cittadini, i rischi ambientali, sociali e politici a cui siamo esposti». Oltre a «vedere il male per denunciarlo», Francesco ha esortato a «salire sulla barca» e a «impegnarsi perché non faccia naufragio, con una missione al servizio del bene, della libertà, e della giustizia». Infine a sedersi, perché la loro presenza e la lotta alla criminalità insegnano «che il bene può vincere nonostante tutto, che la giustizia, la lealtà e la passione civile sono ancora oggi valori necessari, che possiamo creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno, nonostante le forze contrarie del male».
Durante la preghiera dell’Angelus, ricordando quanto è scritto nella costituzione pastorale Gaudium et spes sulla promozione della pace e la necessità di evitare la guerra, Bergoglio ha rimarcato che «il servizio armato va esercitato solo per legittima difesa, mai per imporre il dominio su altre nazioni, sempre osservando le convenzioni internazionali in materia di conflitti e, prima ancora, nel sacro rispetto della vita e del creato». Ha quindi chiesto di pregare per la pace in Ucraina, in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu, in Sudan. «Tacciano ovunque le armi e si ascolti il grido dei popoli che chiedono pace» ha concluso.
Prima di lasciare la piazza in auto, Francesco ha salutato le autorità presenti, tra i quali i ministri alla Difesa e all’Economia Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti, il capo di Stato Maggiore Luciano Portolano.
10 febbraio 2025

