Il Papa: «Camminare insieme è la vocazione della Chiesa»
Diffuso dalla Sala stampa vaticana il messaggio per la Quaresima, datato 6 febbraio. «I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari». A essere «tessitori di unità»
Porta la data del 6 febbraio il messaggio di Francesco per la Quaresima 2025, diffuso oggi, 25 febbraio, dalla Sala stampa della Santa Sede, mentre il Papa si trova al Policlinico Gemelli, dal 14 febbraio, per una polmonite bilaterale. “Camminiamo nella speranza” è il tema scelto dal pontefice, secondo cui «sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre. Questo è un buon esame per il viandante», aggiunge.
Lo stesso motto del Giubileo – “Pellegrini di speranza” – riporta alla mente il cammino del popolo d’Israele verso la terra promossa, raccontato nel libro dell’Esodo. «Il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele. E non possiamo ricordare l’esodo biblico – prosegue Bergoglio – senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari». Proprio qui «sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità?».
Nelle parole di Francesco, «camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa. I cristiani – spiega – sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge a uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi». E camminare insieme «significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso».
Di qui l’esortazione per la Quaresima: «Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza. Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini», le indicazioni di Francesco per vivere il periodo di preparazione alla Pasqua. Un appello alla conversione alla sinodalità.
«In terzo luogo – prosegue -, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude», quella di cui parla la Lettera ai Romani e che è il messaggio centrale del Giubileo, «sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, “l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore ( Rm 8,38-39)”». In Cristo morto e risorto, «la morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!»
È la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, «della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?»
25 febbraio 2025

