Il Papa: unità dei cristiani solo attraverso l’adorazione

La celebrazione dei Vespri a San Paolo a conclusione della Settimana di preghiera. «Non temiamo di anteporre il fratello alle nostre paure»

Sull’esempio dei Magi dobbiamo desiderare e camminare insieme «sostenendoci a vicenda» verso l’unità. «Accogliamo l’accorato desiderio di Gesù, che ci vuole una sola cosa». Per farlo occorre adorare il Signore ma è necessario prostrarsi, come i Magi, abbassarsi, mettendo da parte l’orgoglio che tante volte «è stato il vero ostacolo alla comunione!».

Nella basilica di San Paolo fuori le mura è risuonato ancora una volta l’appello all’unità di Papa Francesco, che ha presieduto la celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo, a conclusione della 55esima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sul tema: «In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo».

Dopo la processione introduttiva, il Papa, insieme al metropolita Polykarpos, rappresentante del patriarcato ecumenico, e a Ian Ernest, rappresentante personale dell’arcivescovo di Canterbury a Roma, è sceso a pregare davanti alla tomba dell’Apostolo delle genti. I religiosi ortodosso e anglicano hanno poi letto le orazioni salmiche nel corso della celebrazione, al termine della quale il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rivolto il suo saluto al Santo Padre. Folta la rappresentanza di cristiani di altre confessioni.

«Accogliamo l’accorato desiderio di Gesù, che ci vuole ‘una sola cosa’ e, con la sua grazia, camminiamo verso la piena unità! In questo cammino ci aiutano i Magi», ha detto il Pontefice nella sua omelia. Ha fatto riferimento a «tre tappe: comincia da oriente, passa attraverso Gerusalemme e infine raggiunge Betlemme».

Francesco ha invitato a seguire «anche noi la stella di Gesù. Non lasciamoci distogliere dai bagliori del mondo, stelle luccicanti ma cadenti (…) Il nostro sguardo sia fisso in Cielo, sulla stella di Gesù. Seguiamo Lui, il suo Vangelo, il suo invito all’unità, senza preoccuparci di quanto lungo e faticoso sarà il viaggio per raggiungerla pienamente». Il Papa ha fatto riferimento ai cristiani d’Oriente «che abitano diverse regioni falcidiate dalla guerra e dalla violenza (…) Quei nostri fratelli e sorelle hanno tante sfide difficili da affrontare, eppure con la loro testimonianza ci danno speranza: ci ricordano che la stella di Cristo risplende nelle tenebre e non tramonta».

All’arrivo dei Magi, Erode e Gerusalemme restano turbati: «Nella città santa i Magi, anziché veder riflessa la luce della stella, sperimentano la resistenza delle forze oscure del mondo». «Anche lungo il nostro cammino verso l’unità – ha detto il Papa – può accadere di arrestarci per lo stesso motivo che paralizzò quella gente: il turbamento, la paura. È il timore della novità, che scuote le abitudini e le sicurezze acquisite; è la paura che l’altro destabilizzi le mie tradizioni e i miei schemi consolidati. Ma, alla radice, è la paura che abita il cuore dell’uomo. Lasciamo risuonare sul nostro cammino di comunione la sua esortazione pasquale: “Non temete”. Non temiamo di anteporre il fratello alle nostre paure». Un invito a fidarsi «gli uni degli altri» e ad avvicinarsi «a Gesù attraverso la sua Parola» ma «anche ai fratelli attraverso la Parola di Gesù».

A Betlemme i Magi «si prostrano e adorano il Bambino (…) Anche per noi l’unità piena, nella stessa casa, non può che giungere attraverso l’adorazione del Signore. La tappa decisiva del cammino verso la piena comunione richiede una preghiera più intensa, l’adorazione di Dio. I Magi però ci ricordano che per adorare c’è un passaggio da compiere: occorre prima prostrarsi. Quante volte l’orgoglio è stato il vero ostacolo alla comunione!». Bisogna chiedere a Dio «il coraggio dell’umiltà, unica via per arrivare ad adorare Dio nella stessa casa, attorno allo stesso altare».

Infine, i doni che «simboleggiano quello che il Signore desidera ricevere da noi. A Dio va dato l’oro, l’elemento più prezioso: va dato, cioè, il primo posto. (…) Se il Signore è davvero al primo posto, le nostre scelte, anche ecclesiastiche, non possono più basarsi sulle politiche del mondo, ma sui desideri di Dio». Poi «l’incenso, a richiamare l’importanza della preghiera (…) Non stanchiamoci di pregare gli uni per gli altri e gli uni con gli altri. Infine, la mirra (…) ci rimanda alla cura per la carne sofferente del Signore, straziata nelle membra dei poveri. Serviamo i bisognosi, serviamo insieme Gesù che soffre!. Abbiamo bisogno – ha concluso il Papa – di cambiare strada «per trovare «la via dell’umiltà, della fraternità, dell’adorazione».

26 gennaio 2022