Il Parco archeologico dell’Appia Antica riparte con Rodari e Raffaello

Iniziative per adulti e bambini dedicate allo scrittore nel centenario della sua nascita e una mostra sulla fortuna del grande artista come padre della tutela

La ripresa delle attività del Parco Archeologico dell’Appia Antica, dopo i mesi di chiusura dovuta al Covid, è segnata dalle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita dell’indimenticato scrittore, giornalista e ideatore di filastrocche Gianni Rodari. Da venerdì 25 a domenica 27 settembre, gli spazi verdi e monumentali delle Terme di Caracalla e della “regina viarum”, nel tratto dell’antica strada romana dove si innalza il Mausoleo di Cecilia Metella, ospiteranno una tre giorni fitta di iniziative gratuite pensate sia per gli adulti che per i bambini. Il direttore del Parco, Simone Quilici, racconta l’iniziativa – promossa in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Roma – in alcuni dei luoghi archeologici più affascinanti, dove è stata scritta molta parte della storia della Capitale.

Ripartire con Gianni Rodari – che ha affidato alla penna il suo ottimismo, l’attenzione per i bambini e il credere nella forza benefica della comunità – sembra essere un bel segnale.
Esatto, e sebbene sia stata pensata per i grandi e per i piccini, in realtà la tre giorni di festa è soprattutto per questi ultimi, ai quali lo scrittore ha dedicato molta parte della sua opera. La disponibilità di spazi all’aperto, tra l’altro di una bellezza straordinaria, fa sì che questa iniziativa sia attesa in modo particolare dai bambini, che sono stati i più penalizzati in questi mesi di confinamento e restrizioni. È allora una bella occasione per lavorare sulla creatività, con laboratori di disegno e scrittura, e per godersi le aree verdi del Parco.

Altro tema caro a Rodari è proprio l’ecologia. In una sua celebre filastrocca, i bambini si rivolgono ai «signori architetti» e chiedono: «Un poco di prato l’avete lasciato? Su, siate gentili: fate anche i cortili». Un messaggio sempre attuale, quello della necessità di tutelare l’ambiente e la socialità, e che il Parco sembra far proprio.
Sì, e questo evento stesso si traduce nell’uso attento di uno spazio monumentale dove fare attività culturale. È quindi proprio un esempio di quella “tutela attiva”, legata cioè alla fruizione dei siti, sulla quale stiamo lavorando, nel pieno rispetto dei valori storici e ambientali. Anzi, esaltandone le caratteristiche e le potenzialità. Nello specifico, i laboratori di creatività si terranno ad esempio di fronte al Mausoleo di Cecilia Metella, caratterizzato dalla presenza di pini e cipressi, alberature tipiche del paesaggio dell’Appia.

Come è stato tornare alle attività dal vivo?
Durante il lockdown, ogni giorno pubblicavamo sui canali social diversi episodi relativi alla storia dei nostri siti e dei nostri monumenti. Una parte di questa produzione, con taglio ludico, era rivolta ai ragazzi, come nel caso dei cruciverba a tema culturale. In quei giorni in cui eravamo tutti un po’ angosciati, i nostri messaggi miravano a raccontare, sì, i luoghi del Parco ma il tono era di ottimismo e speranza. Poi finalmente a giugno abbiamo riaperto, prorogando l’ingresso gratuito fino a dicembre perché è importante dare un segnale di vitalità.
I turisti, purtroppo, sono pochi ma i romani hanno apprezzato moltissimo, tant’è che abbiamo avuto degli afflussi maggiori rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno scorso.

Di questi giorni è la mostra “La lezione di Raffaello. Le antichità romane” al Complesso di Capo di Bove sull’Appia.
È una piccola esposizione, che chiuderà il 29 novembre, sulla fortuna dell’Urbinate come padre della tutela. Sviluppa, attraverso vari dipinti, incisioni, libri e disegni, i contenuti della “Lettera” scritta nel 1519 da Raffaello insieme a Baldassarre Castiglione per papa Leone X. Pirro Ligorio, che è tra coloro che hanno raccolto il testimone del maestro urbinate nel ‘500, ha disegnato i monumenti presenti lungo l’Appia – appunto secondo il metodo proposto nella “Lettera” – e tra le opere esposte per la prima volta a Roma c’è un manoscritto originale.

Vengono adottate delle attenzioni particolari durante le visite?
Siamo molto rigorosi nel far rispettare le regole, dalla misurazione della temperatura alla mascherina obbligatoria, perché siamo di fatto un museo, anche se in gran parte all’aria aperta. Non c’è invece l’obbligo di prenotazione anche perché da noi il biglietto online non funzionerebbe e anzi ci penalizzerebbe: il fruitore–tipo è il camminatore di passaggio, che decide al momento di entrare. Ovviamente la gratuità d’accesso è temporanea e promozionale: l’idea è di riaprire appena possibile le biglietterie. Sono dell’avviso che occorra riportare i lavoratori alle loro postazioni.
Abbiamo dato una forte boccata d’ossigeno alle guide turistiche ma ora dobbiamo pensare anche alle altre categorie. Ai bigliettai, ad esempio, e agli impiegati nei bookshop che attendono di tornare al lavoro.

21 settembre 2020