Il Patto Ue migrazione e asilo, «momento buio per lo stato di diritto»
Il commento delle organizzazioni. Amnesty: «Produrrà sofferenze più grandi». Refugees Welcome Italia: «Punto di non ritorno». Save the Children: «Indebolite le tutele dei minori»
«Dopo anni di negoziati, le istituzioni europee hanno ora vergognosamente co-firmato un accordo che, lo sanno bene, produrrà ancora più grandi sofferenze umane. Per le persone in fuga da conflitti, persecuzione o insicurezza economica, queste riforme significheranno minore protezione e maggiore rischio di subire violazioni dei diritti umani in tutt’Europa, come respingimenti illegali e violenti, detenzioni arbitrarie e controlli discriminatori». Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio istituzioni europee di Amnesty International, commenta con queste parole il via libera definitivo del Parlamento europeo al Patto migrazione e asilo, arrivato ieri, 10 aprile.
L’Europa, prosegue, «ha perso un’occasione fondamentale per costruire un sistema di migrazione e asilo che avesse al centro i diritti umani e che sostenesse incondizionatamente il diritto umano di chiedere asilo, a prescindere da come si arriva e dal luogo di provenienza. Un’occasione persa – incalza – per mostrare leadership globale in favore della protezione delle persone rifugiate e della costruzione di percorsi sicuri, equi e degni per raggiungere l’Europa, in cerca di salvezza o di opportunità». Da parte sua, assicura Geddie, «Amnesty International continuerà a stare dalla parte delle persone migranti e rifugiate, dalla parte delle persone colpite dal razzismo, dalla discriminazione, dalla violenza e dalle violazioni dei diritti umani alle frontiere europee e oltre, nonché, dalla parte delle innumerevoli persone, organizzazioni e comunità impegnate a difendere i loro diritti».
Parla di «momento buio per l’Europa e per lo stato di diritto» Sara Consolato, di Refugees Welcome Italia, osservando che «il sostanziale svuotamento del diritto di asilo segna un punto di non ritorno, dando vita a un sistema di abusi e sofferenza che lascia irrisolte le questioni di fondo». Oltretutto, i Paesi alle frontiere Ue «rischiano di diventare dei grandi centri di detenzione per persone che non hanno commesso nessun reato, se non quello di cercare protezione e una vita migliore. Avremmo voluto – prosegue Consolato – una politica europea in materia di migrazione in grado di promuovere la solidarietà fra gli Stati membri e verso chi arriva in Europa. In questa nuova legislazione non c’è nulla di tutto questo. C’è solo il tradimento dei valori fondanti dell’Unione europea».
L’accordo insomma, secondo Refugees Welcome Italia, è «l’ennesima riproposizione di un approccio securitario da “fortezza Europa” che ha ampiamente dimostrato di essere fallimentare. Invece di introdurre soluzioni in grado di garantire una maggiore protezione alle persone in fuga da conflitti e persecuzioni, questo patto dà vita a un sistema disumano, costoso e inefficace, che lascia irrisolte le questioni critiche, con un impatto devastante sui diritti umani». Il nuovo Patto prevede infatti «l’uso generalizzato di procedure accelerate, sommarie, fondate sulla provenienza geografica e non sulla storia individuale delle persone, aumentando il rischio di un esame approssimativo delle richieste di asilo e di respingimenti. Molte di queste procedure si svolgeranno alle frontiere, in un regime di detenzione». In questa situazione, «migliaia di persone, incluse famiglie con minori, rischiano di essere trattenute in quelli che sono di fatto centri di detenzione situati nei pressi dei confini dei Paesi membri».
Tra i punti più critici, per l’organizzazione, l’espansione della controversa nozione di «Paese terzo sicuro» e le mancate modifiche al Regolamento di Dublino che non viene modificato rimanendo in vigore il principio secondo cui il primo Paese di arrivo è quello responsabile di esaminare le richieste di asilo. Il risultato è che il Patto è particolarmente oneroso per gli Stati di frontiera come l’Italia.
Punta il dito invece sull’indebolimento «significativo» delle tutele per« i minori che fuggono da guerra, fame, conflitti e violenza» Save the Children, rimarcando che l’esito del voto di ieri non solo minerà il diritto di asilo dei minori e delle famiglie in Europa, ma li metterà anche a rischio di detenzione, respingimenti e violenze alle frontiere. A spiegarlo è Willy Bergogné, direttore e rappresentante di Save the Children Europa presso l’Ue. «È chiaro – afferma – che il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Ue hanno dato priorità alla limitazione dell’accesso all’Europa rispetto alla protezione urgente dei minori vulnerabili in fuga da conflitti, persecuzioni, fame, matrimoni forzati e povertà estrema. Con l’approvazione di questo provvedimento – aggiunge – esiste il rischio concreto che le famiglie, anche quelle che viaggiano con bambini molto piccoli, finiscano per trascorrere settimane o mesi nei centri di detenzione. Questi minori dovrebbero essere a scuola, creando ricordi felici, non dolorosi in centri di detenzione che senza dubbio avranno un impatto su di loro negli anni a venire».
Bambine, bambini e adolescenti che arrivano in Europa «meritano di trovare un sistema che riconosca i loro bisogni, li tratti con rispetto e dignità e li protegga dai pericoli – sono ancora le parole di Bergogné -. Purtroppo, queste regole potrebbero finire per accrescere la sofferenza e l’angoscia di migliaia di minori bisognosi di protezione. Save the Children continuerà a impegnarsi a favore dei bambini, delle bambine e delle famiglie in transito, assicurandosi che i loro bisogni siano soddisfatti e i loro diritti rispettati, e continuerà a fornire loro un supporto cruciale in tutta Europa – assicura -. Il ruolo di organizzazioni come la nostra diventa più importante che mai, poiché i diritti dei minori sono messi a rischio da politiche restrittive che non riescono ad affrontare le principali carenze dell’attuale sistema di asilo».
L’organizzazione chiede quindi ai responsabili dell’attuazione del Patto di «dare priorità alla protezione dei minori» e di «adottare misure per affrontare e ridurre al minimo eventuali rischi che potrebbero ledere i loro diritti. Le decisioni prese dalle autorità nazionali in merito alle procedure di frontiera, alle misure di protezione dei minori e ai sistemi di monitoraggio – assicurano – faranno una grande differenza nella vita e nel benessere dei bambini e delle famiglie che cercano sicurezza in Europa».
11 aprile 2024

