Via libera del Parlamento Ue al nuovo Patto migrazione e asilo

Con una votazione durata un’ora, approvati a maggioranza i 10 testi legislativi che lo compongono. La presidente Metsola: «Storia fatta. Sono passati oltre dieci anni di lavoro ma abbiamo mantenuto la parola data»

«Storia fatta. Abbiamo creato un solido quadro legislativo su come gestire la migrazione e l’asilo nell’Unione europea. Sono passati oltre dieci anni di lavoro ma abbiamo mantenuto la parola data». La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola commenta con queste parole il via libera finale dell’Eurocamera, ieri, 10 aprile, al nuovo Patto migrazione e asilo , che porta a compimento un lavoro sul quale si sono registrate, negli anni, diverse divisioni. E parla di «equilibrio tra solidarietà e responsabilità».

Sui 10 testi legislativi che compongono il Patto, la votazione è durata un’ora. Diverse le espressioni di dissenso, soprattutto nell’area dei socialisti. La delegazione francese e soprattutto il Pd hanno annunciato il voto contrario. Per i dem l’unica eccezione è stata rappresentata dal regolamento sulla gestione dell’asilo e la migrazione, che include il meccanismo di solidarietà. Per il resto, il Patto di migrazione e asilo ha visto la netta bocciatura del Nazareno. «Il compromesso raggiunto – denunciano – non supera il sistema di Dublino, non alleggerisce i Paesi di primo ingresso ed è fortemente improntato ad un approccio securitario».

L’approvazione, dunque, è arrivata a maggioranza, registrando in qualche caso delle nette spaccature. Al centro della riforma, che punta a stabilire regole uniche in tutta l’Europa, c’è l’equilibrio tra responsabilità, da parte dei Paesi di primo approdo, e solidarietà, da parte degli altri. In concreto, d’ora in poi la nazione di primo approdo dovrà raccogliere la domanda di asilo, gestire la persona e la pratica in tempi rapidi, ma potrà contare sull’aiuto degli altri, o in termini ricollocamenti o attraverso contributi finanziari. Prevista anche la possibilità di rimpatrio in tempi rapidi per chi arriva da Paesi che non vivono particolari criticità e non ha diritto alla protezione internazionale. Gli Stati membri Ue avranno due anni di tempo per procedere con l’attuazione delle nuove norme.

«L’Europa migliore è l’Europa che si muove unita», ha sottolineato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, assicurando ai Paesi di primo ingresso come l’Italia che «non saranno più soli» davanti alle sfide dell’immigrazione. Parla di «grande risultato» anche il commissario europeo agli Affari interni Ylva Johansson, secondo cui con le nuove norme «potremo tutelare meglio le nostre frontiere esterne, i vulnerabili e i rifugiati, rimpatriando rapidamente coloro che non hanno diritto a restare». L’Europa insomma, le ha fatto eco il commissario Margaritis Schinas (Promozione dello stile di vita europeo), «gestirà la migrazione in modo ordinato e alle nostre condizioni».

Soddisfazione anche nelle parole di Manfred Weber, capogruppo dei popolari: «La politica migratoria dell’Ue viene posta su basi nuove e migliori – ha osservato -. L’Unione è in grado di agire. Una buona giornata per l’Europa». Contrario il voto dei Verdi, a cui ha dato voce il capogruppo Philippe Lamberts: «Il Patto sulla migrazione e l’asilo aggraverà i problemi esistenti, concentrandosi in modo sproporzionato sulla deterrenza e sulla riduzione dei diritti, anche attraverso la detenzione diffusa di persone e bambini». Ancora, per Lamberts la riforma approvata «delegherà sempre più responsabilità ai Paesi terzi e assegnerà più risorse ai governi autocratici. Le nuove norme sull’asilo – ha aggiunto – trasferiranno la responsabilità del trattamento di alcune domande di asilo al di fuori dell’Ue».

Netta la bocciatura del primo ministro ungherese Viktor Orban, così come della Polonia, che ha votato contro. «L’unità è morta, i confini sicuri non ci sono più, è un altro chiodo nella bara dell’Unione Europea», le parole del leader magiaro. Per quanto riguarda l’Italia, consenso pieno dai ministri Matteo Piantedosi (Interni) – «Il Patto tiene conto delle nostre esigenze» – e Antonio Tajani (Esteri) – «È il miglior compromesso possibile, l’Italia ha avuto un ruolo importante come anche il Ppe» -, ma solo da Fi è arrivato il voto favorevole sull’intero pacchetto. Per Fdi, voto a favore per 8 testi su 10.

Contrario invece il voto del Pd, all’interno del gruppo Socialisti e democratici, che hanno puntato il dito contro le «gravi e inaccettabili manchevolezze sul versante dei diritti umani». Non solo: il compromesso raggiunto, per i dem, è inadeguato anche dal punto di vista degli interessi specifici dell’Italia. «Non è il superamento del sistema di Dublino per cui abbiamo lavorato in questi anni, che avrebbe dovuto alleggerire la pressione sui Paesi di primo ingresso», hanno osservato, e «non rafforza il sistema d’asilo europeo». Fra l’altro, «il nuovo regolamento introduce l’obbligo di dati biometrici a partire dai 6 anni, schedando come fossero criminali le persone che arrivano». Sulla stessa linea il commento di Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, secondo cui il Patto «peggiora gli oneri a carico dei Paesi di primo approdo come il nostro. Noi ci siamo opposti, Meloni e soci invece si piegano, votano in ordine sparso e si spaccano», ha scritto sui social.

11 aprile 2024