Il peccato originale, tra «perdita della conoscenza» e «incomunicabilità»

In Vicariato concluso il ciclo delle “Letture teologiche”. La scienziato Dallapiccola: «L’uomo geneticamente imperfetto ma a immagine di Dio»

In Vicariato concluso il ciclo delle “Letture teologiche”. La scienziato Dallapiccola: «L’uomo geneticamente imperfetto ma a immagine di Dio» 

Un tema «non politicamente corretto» e per questo «di scarsa frequentazione»: il peccato originale. Un tema «complesso sul piano culturale ed esistenziale» come ha detto il cardinale vicario Agostino Vallini al termine della serata che ha concluso il ciclo delle “Letture teologiche” ieri sera, giovedì 26 gennaio, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Un tema che è stato affrontato dal vescovo ausiliare monsignor Lorenzo Leuzzi, dal genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Bambino Gesù, e da Michele Vietti, giurista, ex sottosegretario ed ex vicepresidente del Csm.

Monsignor Leuzzi ha parlato in
particolare delle conseguenze morali del peccato originale, causa della «incomunicabilità tra la storicità umana e Dio». Una «frattura» che porta «Israele a rendersi conto che c’è qualcosa che non va». L’uomo «può adorare Dio, può pregare Dio ma attende una risposta» che è rappresentata da Gesù: «qui sta l’annuncio cristiano», che il vescovo ha sintetizzato in una sua frase divenuta ormai celebre: «Tutti gli dei sono misericordiosi ma il Vangelo della misericordia è uno solo».

Quali sono invece per uno scienziato, nel caso specifico un genetista, le conseguenze del peccato originale? «Che siamo tutti geneticamente imperfetti» ha risposto il professor Dallapiccola, che ha sottolineato l’enorme numero «di variazioni genetiche che ci rendono suscettibili alle malattie». Ma è possibile, si è chiesto ancora, credere che Dio sia così cattivo da vendicarsi a tal punto? «La risposta ovviamente è no. I santi ci hanno insegnato che non è così». Citando san Giovanni Paolo II, Dallapiccola ha ricordato che «il peccato originale è un male necessario per ricavarne maggiori beni per l’umanità». Qual è il punto dunque? «Non a caso l’albero della vita nel paradiso terrestre è chiamato anche l’albero della conoscenza. Questa a mio avviso è la conseguenza principale: la perdita della conoscenza – ha detto lo scienziato –. Tuttavia l’uomo è dotato degli strumenti necessari per riacquisirla perché è immagine di Dio».

Infine gli aspetti giuridici.
«Cos’è la giustizia?» si è domandato Vietti. «È il rapporto di un soggetto responsabile con l’altro, che può essere Dio, se stesso o gli altri» in senso più ampio. «Con la colpa, che è sempre un atto responsabile, del primo uomo, si rompe, si incrina» questo rapporto e la libertà che prima era orientata al bene «rimane ma con una debolezza congenita. Il libero arbitrio resta ma è ferito. Per questo la libertà va orientata, ha bisogno di un supporto che può essere la Chiesa nel campo morale e lo Stato in quello civile», con tutte le considerazioni legate alla «formazione adeguata» di ogni generazione, che va educata, e al diritto penale, «estrema ratio per aiutare la libertà indebolita» a correggersi.

Le conclusioni sono state affidate
al cardinale Vallini che ha invitato i numerosi presenti a «non tornare a casa delusi e scoraggiati» di fronte alla realtà ineludibile del peccato originale, perché «la risposta è Gesù» che nel «mistero pasquale offre all’uomo la possibilità di ricrearsi, di rigenerarsi a una vita nuova che non è qualcosa di sentimentale ma che incide e orienta al bene, alla realtà, anche sociale, che apre alla speranza».

27 gennaio 2017