Il pellegrinaggio: quando la bellezza diventa annuncio ed evangelizzazione

Al convegno dell’Orp il teologo gesuita Marko Ivan Rupnik (Centro Aletti) e monsignor Marco Frisina, maestro della Cappella musicale Lateranense

Al convegno dell’Orp il teologo gesuita Marko Ivan Rupnik (Centro Aletti) e monsignor Marco Frisina, maestro della Cappella musicale Lateranense

In questi anni, contraddistinti da un’assoluta precarietà economica ed esistenziale, sono sempre di più le persone che decidono di intraprendere un pellegrinaggio. L’uomo avverte la necessità di fuggire dalla monotonia del quotidiano, dai problemi, e desidera solo tornare a casa “rinnovato” dopo aver trovato se stesso. Si può riassumere cosi la bellezza del pellegrinaggio per Marko Ivan Rupnik, gesuita direttore del Centro Aletti intervenuto ieri sera, lunedì 30 gennaio, al XIX Convegno nazionale teologico-pastorale “Il pellegrinaggio, fede e bellezza”, organizzato dall’Opera romana pellegrinaggi al The Church Village Hotel.

«Il brutto del quotidiano – ha affermato il teologo – è che l’uomo sperimenta il suo isolamento, la sua solitudine, e un particolarissimo problema diventa la totalità. Il pellegrinaggio, invece, fa uscire, scoprire la comunione ed entrare in una vita nuova soprattutto dal punto di vista liturgico». Durante il suo intervento su “Fede e bellezza nei pellegrinaggi”, l’artista e mosaicista ha lanciato un appello ai sacerdoti presenti affinché, durante i pellegrinaggi, creino momenti di conversazione e dialogo tra i fedeli, «dialoghi spontanei che possano far comprendere che i problemi del singolo sono simili a quelli di tanti. La bellezza si crea anche attraverso le relazioni». Anche i giovani negli ultimi anni stanno scoprendo il pellegrinaggio ma a differenza dell’adulto «non amano i grandi gruppi ma quelli con pochi fedeli perché la partecipazione personale è più forte».

L’esperienza del pellegrinaggio, oltre «ad arricchire la fede», come ha evidenziato il cardinale Agostino Vallini nell’omelia della Messa, «può trasformare la vita di un uomo il quale, una volta tornato a casa, vuole cominciare una vita nuova e fare del bene. Questa esperienza spirituale suscita la fede quando non c’è, anche attraverso la contemplazione della bellezza dei luoghi visitati. Una bellezza che diventa annuncio ed evangelizzazione. Nelle nostre città confuse e sofferenti, come Roma, dove la gente soffre di un malessere che entra nell’anima, quando si fa una esperienza liberante si squarcia il buio e può nascere un rinnovamento della vita». Per questo il cardinale ha invitato i presenti, in modo particolare i laici, ad essere «testimonianza viva che susciti domande» e a vivere il pellegrinaggio come una «vera missione per seminare interesse e curiosità perché oggi c’è tanta fame di Dio ma non la si esprime».

monsignor Liberio AndreattaSofia Bosco, direttore del Fai (Fondo ambiente italiano) di Roma, ha illustrato il progetto, nato nel 2016, che unisce i beni del Fondo ai viaggi organizzati dall’Opera romana pellegrinaggi. Sono stati creati 8 nuovi itinerari turistici che consentono di conoscere territori in cui sono presenti significative tracce di antiche tradizioni religiose e culturali. L’Orp ha anche avviato un dialogo con l’amministrazione comunale di Roma «per lavorare tutti per il bene comune», come ha affermato monsignor Liberio Andreatta, amministratore delegato.

Tra le tante forme in cui è stata declinata la bellezza durante il convegno, non poteva mancare la musica, capace di «esprimere perfettamente l’amore», ha affermato monsignor Marco Frisina, maestro della Cappella musicale Lateranense parlando de “La bellezza della musica nella liturgia”. «La musica in sé non è importante, è fondamentale che noi diventiamo un canto d’amore per Dio – ha detto -. Per questo è importante che noi sacerdoti siamo i primi a cantare per stimolare il popolo di Dio. È un gesto d’amore che il Signore si aspetta. Per noi cristiani il canto liturgico rappresenta il respiro orante della Chiesa-Sposa che canta al suo Sposo con tutto l’amore che può».

In chiusura della prima giornata del convegno è stato proiettato il documentario “Restaurare il cielo” che illustra la storia del restauro della Basilica della Natività di Betlemme ed è stato inoltre presentato, da Alberto Mignani, del Servizio attività culturali di Intesa San Paolo, il progetto “Restituzioni”, un programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio del Paese.

31 gennaio 2017