Il Sinodo, via per «cooperare al sogno di Dio»

Presieduta da Francesco nella basilica di San Pietro la Messa che ha aperto l’assise straordinaria dedicata alla famiglia. L’invito ai Padri sinodali: «Custodire menti e cuori in Gesù Cristo»

 

Anche Dio ha un sogno: «È la sua vigna. Il progetto che coltiva con tutto il suo amore, come un contadino si prende cura del suo vigneto. Anche prendersi cura della famiglia è un modo di lavorare nella vigna del Signore». Nella sua omelia Papa Francesco prende spunto dalla liturgia del giorno (Isaia 5,1-7), su una vigna curata e amata dal Signore che produce solo «acini acerbi», per parlare della famiglia. Il tema era centrale, nella Messa celebrata nella basilica di San Pietro ieri, domenica 5 ottobre, poiché la celebrazione apriva il Sinodo straordinario dei vescovi, che da oggi durerà fino al 19 ottobre. La celebrazione, cui hanno partecipato cardinali, patriarchi, vescovi, sacerdoti, laici, inclusi i 253 membri dell’assise su “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, si è aperta con la venerazione delle reliquie di Santa Teresa di Lisieux, dei genitori di quest’ultima, Luigi e Zelia Martin, e dei beati coniugi romani Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi.

Nel Vangelo sono i contadini a rovinare il progetto del Signore dal momento che, spiega il Papa, «non fanno il loro lavoro ma pensano ai loro interessi». Con la sua parabola Gesù, però, «si rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè ai “saggi”, alla classe dirigente. È a loro che in modo particolare Dio ha affidato il suo “sogno”, cioè il suo popolo, perché lo coltivino, ne abbiano cura, lo custodiscano dagli animali selvatici. Questo è il compito dei capi del popolo: coltivare la vigna con libertà, creatività e operosità». Invece, impadronitisi della vigna, quei contadini «vogliono fare di essa quello che vogliono, e così tolgono a Dio la possibilità di realizzare il suo sogno sul popolo che si è scelto». In agguato, per i contadini della parabola così come per gli uomini di ogni epoca, «superbia e cupidigia di denaro e potere. E per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili che loro non muovono neppure con un dito».

Anche noi, ha proseguito il Papa, «nel Sinodo dei vescovi siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore. Le assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente, ma per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo». Noi «siamo tutti peccatori», però, quindi «anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani». Così, «il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni servitori», e rischiamo di «frustrare il Suo sogno se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo», capace di donare «la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività». In questo caso, «il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità».

Francesco si è poi rivolto ai padri sinodali: «Per coltivare e custodire bene la vigna bisogna che i nostri cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo. Così i nostri pensieri e i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio». Al Sinodo straordinario appena aperto, il terzo dopo quello del 1969 sotto Paolo VI sulla collegialità e quello dell’85 sotto Giovanni Paolo II sull’attuazione del Concilio, Francesco ha fatto riferimento anche durante l’Angelus: «La famiglia, perché possa camminare bene con fiducia e speranza, bisogna che sia nutrita dalla parola di Dio. Ogni famiglia dovrebbe avere una Bibbia: non per metterla in uno scaffale ma per leggerla ogni giorno, insieme, marito e moglie, genitori e figli, magari la sera, specialmente la domenica, così la famiglia cresce con la luce e la forza della parola di Dio». All’indomani della veglia organizzata dalla Cei, che ha riunito in piazza San Pietro 80mila persone, il Papa invita «tutti a sostenere i lavori invocando l’intercessione della Vergine Maria» affinché «queste due intense settimane di ascolto e confronto siano fecondate dalla preghiera».

6 ottobre 2014