Immigrazione, Sant’Egidio e Chiese evangeliche: «Salvare la protezione speciale»

L’appello a governo e Parlamento, dopo gli ultimi provvedimenti. «Tutelare i diritti e garantire reali processi di integrazione, contenendo irregolarità e devianza»

Di fronte agli ultimi provvedimenti in tema di immigrazione, al momento all’esame delle Camere, «la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che da anni seguono il fenomeno e realizzano risposte concrete, come gli ormai collaudati Corridoi umanitari, esprimono tutta la loro preoccupazione e lanciano un appello al governo e al Parlamento», informano dalla Comunità. Il pacchetto di nuove regole previste infatti «rischia di intaccare un modello che, sia pure tra luci ed ombre, ha consentito di tutelare diritti fondamentali, di garantire reali processi di integrazione e di contenere fenomeni di irregolarità e devianza».

Al centro dell’attenzione c’è, in particolare, la restrizione della cosiddetta “protezione speciale”, con gli effetti che avrebbe. Protezione che, «occorre ribadire, non è un provvedimento esclusivamente italiano perché praticato, in forme diverse tra loro, da numerosi altri Paesi dell’Unione». I firmatari dell’appello parlano di «gravi conseguenze» anzitutto per le persone che lo richiedono, che «non potrebbero essere più protette se a rischio di trattamenti disumani nei loro Paesi di origine, né riceverebbero più cure indispensabili per la loro sopravvivenza, né avrebbero la possibilità di essere accolte quando fuggono per calamità naturali come alluvioni e terremoti. Si tratta – è bene ricordarlo – di diritti garantiti dalla nostra Costituzione, di fronte ai quali le commissioni giudicanti e la magistratura non potranno chiudere gli occhi». In concreto, poi, «la non conversione della protezione speciale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro allargherebbe in modo preoccupante l’area di irregolarità (e quindi anche di insicurezza), proprio in un momento in cui tutte le forze produttive del Paese chiedono una consistente immissione nel mercato di cittadini stranieri».

L’appello di Sant’Egidio e Federazione Chiesa evangeliche si basa sull’esperienza concreta di integrazione realizzata dal 2016  attraverso i Corridoi umanitari: un’esperienza «fondata sulla legalità, che ha avuto importanti riconoscimenti istituzionali, e che viene portata a esempio da tutte le forze politiche, di maggioranza come di opposizione», rivendicano dalla Comunità. Il rischio di un restringimento della protezione speciale «è quello di produrre un effetto opposto a quello desiderabile e pubblicizzato – proseguono -, non favorendo o interrompendo quei percorsi di integrazione e di “buona immigrazione” di cui il Paese, anche alla luce dei dati sul deficit occupazionale in varie filiere, ha acutamente bisogno.

19 aprile 2023