La crisi Ucraina – Russia e la debolezza della diplomazia
A più di un anno dall’invasione da parte delle truppe di Mosca, le ostilità continuano e le relazioni tra le parti sono un dialogo tra sordi. A trarne vantaggio, le industrie belliche. La strada indicata da Francesco: il «multilateralismo della fraternità»
Quanto sta avvenendo di questi tempi sul palcoscenico internazionale esige da parte di credenti, diversamente credenti e non credenti un sano discernimento. Pur stigmatizzando la condotta del presidente russo Vladimir Putin il quale ha palesemente violato il diritto internazionale rivelandosi peraltro un nazionalista efferato, consapevoli come siamo, quantomeno per onestà mentale, degli errori innegabili e madornali commessi dall’Occidente a seguito del dissolvimento dell’ex Unione Sovietica, dobbiamo prendere atto del fatto che la diplomazia internazionale, dopo oltre un anno di guerra, non ha trovato cittadinanza e ancora una volta le Nazioni Unite sono state messe fuori gioco.
In linea di principio, stando ai proclami della prima ora, l’indirizzo impresso dagli Stati Uniti e dall’Unione europea era incentrato al sostegno militare nei confronti del governo ucraino, finalizzato a un “cessate il fuoco” che portasse a una soluzione diplomatica. Dobbiamo però constatare che a distanza di oltre un anno questo piano si è rivelato fallimentare. Infatti, le ostilità continuano in modo sempre più cruento e le relazioni tra le parti sono un penoso dialogo tra sordi. Gli unici a trarne vantaggio sono le industrie belliche, i cui affari vanno a gonfie vele. Purtroppo, dispiace doverne prendere atto, manca la volontà politica di «volere» la pace, con il risultato che l’Europa rischia di trasformarsi in un campo di battaglia, trovandosi stretta tra i due grandi titani: Russia e Stati Uniti. In Africa si dice che quando due elefanti combattono è l’erba del campo a soffrire; e quell’erba, in questa fattispecie, siamo noi: l’Europa, a partire dallo stremato popolo ucraino che in primis è vittima sacrificale.
Lungi dal voler essere polemici, quando il 24 febbraio del 2022 la Russia invase l’Ucraina, i diplomatici della vecchia scuola si sarebbero aspettati che Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, volasse a Pechino e Nuova Delhi per coinvolgere il cartello dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) in una trattativa diplomatica degna di questo nome. E lo stesso, forse, avrebbero dovuto fare i ministri degli esteri dell’Unione, anche perché di proposte per fermare i combattimenti con l’aiuto di Cina e India se ne potevano formulare non poche, esercitando la buona volontà.
Proviamo a formularne alcune. Ad esempio, ripartendo dagli accordi di Minsk fino alla convocazione di una Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa come quella di Helsinki. Un’altra ipotesi, che ancora oggi potrebbe essere messa in cantiere, potrebbe essere quella di ipotizzare il ritiro delle truppe russe da tutti i territori ucraini occupati in cambio della neutralità ucraina e magari di un referendum, sotto l’egida dell’Onu, sulle autonomie locali nelle zone di confine filorusse, garantendo anche il pieno riconoscimento dei diritti delle minoranze russe che vivono nei Paesi ex sovietici come la Lettonia, ora parte integrante dell’Unione europea; un tema, questo delle minoranze, volutamente rimosso dall’agenda di Bruxelles.
Andando avanti di questo passo non ci sarà nessuna pace, nessuna vittoria, nessuna sconfitta nell’immediato, ma soprattutto tanta umanità dolente immolata sull’altare dell’egoismo umano. È dunque evidente l’urgenza di arrivare a un «”cessate il fuoco” per poi intavolare una trattativa di pace. Quello che non è chiaro ai puristi di certe cancellerie è che, da che mondo è mondo, i negoziati, in tempo di guerra, non si fanno con i santi o gli angeli custodi. Si intavolano con il nemico che ha le mani grondanti di sangue. Al momento, l’unico vero, grande statista che ha davvero a cuore la Pace con la “P” maiuscola è Papa Francesco. Il drammatico puzzle della «terza guerra mondiale a pezzi», da lui evocato per anni, si sta componendo oggi nell’Europa Orientale. Non stiamo parlando di blocchi – perché le parti non sono coese – ma di qualcosa di peggio: da una parte le convergenze più o meno convinte intorno alla superpotenza Usa e affiliati che si chiama Occidente e, sull’altro versante, gli altrettanto opportunistici e ambigui allineamenti attorno a Cina e Russia del cosiddetto resto del mondo. In termini numerici, grosso modo un ottavo dell’umanità contro gli altri sette ottavi.
È evidente che andando avanti su questa strada, l’umanità rischia di precipitare nei bassifondi della Storia ed è dunque necessario rilanciare l’agognato «multilateralismo» in versione riveduta e corretta. E qui entra in gioco quello auspicato da Francesco: il «multilateralismo della fraternità» ben espresso nel suo discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 10 gennaio 2022, alla luce delle istanze della famiglia umana: «Non di rado si riscontra una mancanza di volontà nel voler aprire finestre di dialogo e spiragli di fraternità, e questo finisce per alimentare ulteriori tensioni e divisioni, nonché un generale senso di incertezza e instabilità. Occorre, invece, recuperare il senso della nostra comune identità di unica famiglia umana. L’alternativa è solo un crescente isolamento, segnato da preclusioni e chiusure reciproche che di fatto mettono ulteriormente in pericolo il multilateralismo, ovvero quello stile diplomatico che ha caratterizzato i rapporti internazionali dalla fine della seconda guerra mondiale». D’altronde la Santa Sede è da sempre, con la sua diplomazia, una Soft-Power per eccellenza e con Papa Francesco continua a rappresentare un antidoto contro gli oscuri presagi del nostro tempo. Una cosa è certa: non è davvero più lecito perdere tempo perché andando avanti di questo passo la follia potrebbe innescare una catastrofica guerra nucleare di cui tutte le parti in campo saranno responsabili di fronte a Dio e all’intera umanità.
19 aprile 2023

