In Sudan centinaia di civili uccisi e abbandonti in strada

La denuncia di Save the Children dopo quasi tre mesi di conflitto. Tra le vittime anche i bambini. Scuole distrutte, saccheggi e violenze nella regione del Darfur

Save the Children torna ad accendere i riflettori sulla regione sudanese del Darfur, dopo quasi tre mesi di conflitto armato. Le testimonianze riferiscono di tantissimi bambini e adulti attaccati e uccisi durante l’escalation di violenze, a opera di persone armate che entrano nei villaggi, saccheggiano e bruciano le case e sparano sui residenti in fuga. Gli operatori dell’organizzazione, costretti a scappare dalla città di Geneina, raccontano di aver visto i corpi di centinaia di persone – tra cui anche bambini – abbandonati lungo la strada, coperti di mosche, sottolineando che non sembrava esserci alcuna differenziazione tra l’età o il sesso delle vittime: tra i morti c’erano bambini, donne e uomini.

La richiesta dunque, rivolta a tutte le parti in causa, è di concordare urgentemente un’immediata cessazione delle ostilità dopo quasi tre mesi di conflitto. «Abbiamo trascorso 49 giorni al chiuso perché fuori i cecchini non si fermavano. Il nostro unico desiderio era quello di alzarci nelle prime ore del mattino per prendere una tanica d’acqua prima che ricominciassero i combattimenti –  racconta Ahmed, che lavora per Save the Children nel Darfur occidentale e recentemente è fuggito dalle violenze, trovando rifugio nello Stato di Kassala -. Quando finalmente siamo riusciti ad andarcene, nella città di Geneina c’erano corpi ovunque. C’erano migliaia di uomini, donne e bambini, nessuno è stato risparmiato. I leader della comunità hanno stimato che oltre 5 mila persone sono state uccise. Altre quattro scuole sono state saccheggiate e rase al suolo a Geneina. Ormai – prosegue – ci sono solo soldati, tutti i civili sono fuggiti o sono morti. Il percorso è stato molto complicato. Abbiamo incontrato decine di check point lungo la strada. L’autista dell’autobus ha dovuto pagare più di 1 milione di SDG (1.660 dollari) per farci passare. Ora, finalmente, siamo in una zona sicura. Tutti i membri della mia famiglia e il nostro staff sono al sicuro. Tutto ciò a cui riesco a pensare – conclude -è che le persone hanno bisogno di un sostegno urgente in questo momento».

Descritte dai testimoni anche esecuzioni sommarie e l’uccisione di civili sulla strada tra Geneina e il confine. In un Rapporto si parla di 20 bambini uccisi in una città del Darfur occidentale. A maggio, in un altro attacco nella stessa regione, documentato da Human Rights Watch, almeno 40 civili sono stati uccisi e 14 feriti, tra cui cinque donne e quattro bambini. I minori sopravvissuti hanno dovuto assistere a brutali omicidi e uomini armati hanno poi saccheggiato e bruciato la maggior parte della città, costringendo migliaia di residenti a fuggire attraverso il confine con il Ciad. Nel Darfur meridionale, secondo il governo sudanese, 30 civili sono stati uccisi e 45 feriti tra il 23 e il 27 giugno a causa degli scontri nella città di Nyala.

In tutto il Darfur, l’aumento dei combattimenti ha limitato in modo significativo l’accesso umanitario. Secondo le Nazioni Unite, più di 3,1 milioni di persone sono state sfollate dall’escalation di violenza di aprile, tra cui oltre 700 mila sono fuggite nei Paesi vicini. A Genenia molte strutture civili sono state distrutte o rase al suolo, con scuole prese di mira e abbattute e almeno 0,7 km quadrati colpiti o bruciati dal fuoco: quasi il doppio dell’area del Paese più piccolo del mondo, la Città del Vaticano.

«Il mondo dice “mai più”, eppure le uccisioni che si stanno verificando in Darfur ricordano tristemente gli omicidi su scala di massa a cui il mondo ha assistito due decenni fa – afferma Arif Noor, direttore di Save the Children in Sudan -. Siamo preoccupati per il benessere di tutti coloro che vivono sulla strada, in alcune parti della regione, la situazione è completamente fuori controllo e sembrano non esistere più leggi», aggiunge, ricordando che è essenziale che i Paesi continuino a tenere aperte le frontiere per accogliere coloro che vi cercano rifugio e che siano messi in atto meccanismi per garantire che i bambini e le loro famiglie da entrambi i lati delle frontiere ricevano il sostegno necessario. «Senza un’azione forte da parte della comunità internazionale, compresa l’apertura dell’assistenza umanitaria transfrontaliera, ad esempio dal Ciad al Darfur occidentale e centrale, non potremo che assistere a un ulteriore deterioramento della situazione – sono ancora le parole di Noor -. Non possiamo consentire che ciò accada. Il mondo non deve permetterlo. Per le bambine e i bambini che fuggono verso i Paesi vicini, è essenziale che le loro famiglie possano accedere rapidamente ai servizi essenziali, tra cui le strutture sanitarie, educative e di protezione dell’infanzia».

14 luglio 2023