Inaugurata al Gemelli la “sala ibrida”

La struttura, una delle pochissime attualmente in funzione in Italia, consentirà interventi complessi su pazienti a oggi ritenuti inoperabili, coniugando strumenti operatori e diagnostica. Possibili 40 operazioni al mese

Una sala operatoria d’eccezione in cui si interviene sul cuore, utilizzando sofisticati strumenti diagnostici e terapeutici: entrerà in funzione a novembre al policlinico Agostino Gemelli, presso il dipartimento di Scienze cardiovascolari diretto da Filippo Crea. La cosiddetta “sala ibrida” è una delle pochissime attualmente in funzione in Italia e la prima nel centro – sud a consentire interventi complicati su pazienti oggi considerati inoperabili. La struttura nasce infatti per rispondere a nuove esigenze sanitarie legate all’invecchiamento crescente della popolazione, per cui un numero sempre maggiore di pazienti anziani necessita di delicati interventi al cuore e alle arterie. Esistono casi, però, in cui ad alcuni di questi pazienti l’intervento tradizionale è precluso perché troppo rischioso mentre un trattamento interamente percutaneo non sarebbe fattibile o non completamente risolutivo. È in queste circostanze che la sala ibrida entra in gioco. «Nella sostanza – spiega Massimo Massetti, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiochirurgia del Gemelli – si tratta di una sala operatoria completa, dotata di una macchina cuore-polmone, di un respiratore automatico e uno strumentario anch’esso completo». «Tutta la parte radiologica e di imaging – aggiunge l’ingegnere Lorenzo Leogrande, dell’Unità di valutazione delle tecnologie del policlinico romano – viene gestita da una sala di controllo attigua alla sala ibrida che è connessa in tempo reale con la sala multimediale del dipartimento di Scienze cardiovascolari. Inoltre la sala si caratterizza anche per un utilizzo intensivo di immagini diagnostiche ottenute con avanzatissime strumentazioni come ecografi, sistemi video endoscopici, telecamere ad alta definizione».

I costi? Per la costruzione e l’allestimento, sia della strumentazione che dei macchinari che caratterizzano la sala ibrida più all’avanguardia in Europa, e che – a regime – potrà ospitare fino a 40 pazienti al mese, sono stati spesi circa 4 milioni di euro. «Non è un lusso investire quando c’è di mezzo la salute – puntualizza però il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli, intervenendo ieri, giovedì 30 ottobre, all’inaugurazione della sala, alla presenza, tra gli altri, di Luca Cordero di Montezemolo – ma è l’essenza dell’attività di un policlinico universitario, luogo di ricerca e convergenza di pluralità di competenze». A fronte di un tale investimento economico e organizzativo, notevoli sono però le ricadute in termini di guadagno. «Uno strumento come questo – chiarisce Anelli – unisce qualità delle cure e possibilità di risparmio perché permette di curare meglio i pazienti e in minor tempo», dal momento che consentirà di eseguire contemporaneamente, nella medesima seduta operatoria, diverse procedure, sia chirurgiche che percutanee (attraverso, cioè, un piccolo foro praticato sulla pelle). La sala poi  potrebbe ospitare fino a 40 interventi al mese, con costi di esercizio che non dovrebbero essere molto diversi da quelli di una tradizionale sala di emodinamica (dove vengono fatti interventi sul cuore e sulle arterie attraverso una puntura), di elettrofisiologia (dove vengono curate le aritmie gravi) o di cardiochirurgia.

Sarà possibile, ad esempio, eseguirvi interventi mini-invasivi sulle valvole cardiache con cicatrici inferiori ai 4 centimetri, effettuare procedure per il trattamento di aritmie complesse o affrontare interventi di rivascolarizzazione miocardica ibrida, cioè l’esecuzione di bypass aortocoronarici a cuore battente di angioplastiche coronariche. A dedicarvisi, un team costituito da cardiochirurghi, cardiologi, chirurghi vascolari e radiologi. Grazie a questa nuova sala, si realizzano di fatto alcuni principi fondamentali: il lavoro “in concerto” dei medici, il dialogo tra molteplici discipline e la sinergia tra i professionisti, tutti opportunamente formati per lavorare in un’ottica di squadra. «L’attività multidisciplinare sulla quale si basa l’operatività della sala – conclude il direttore del Gemelli Maurizio Guizzardi – costituisce la fase finale di un percorso d’integrazione tra le Unità operative del dipartimento di Scienze cardiovascolari, che ha consentito la riorganizzazione in reparti distinti secondo l’intensità di cura e non più secondo la patologia, in accordo con le raccomandazioni in ambito di gestione sanitaria, finalizzate ad assicurare maggiore efficienza ed efficacia nell’assistenza ospedaliera».

31 ottobre 2014