Giovani e amministratori locali “A scuola di bene comune”. Un confronto senza sconti, incentrato su due delle parole chiave della democrazia: informazione e rappresentanza. Si è svolta a Pomezia dal 15 al 17 novembre la prima edizione della Scuola promossa dalla presidenza nazionale di Azione cattolica e dal Movimento studenti di Ac, che ha visto alternarsi al tavolo dei relatori, tra gli altri, Beatrice Draghetti, già presidente della provincia di Bologna, e Fabio Pizzul, giornalista e consigliere regionale. Il tema, appunto: “Parole di democrazia”.

«In un Paese in cui alle ultime elezioni europee il 47,7% degli elettori ha scelto di non andare a votare, è urgente prenderci cura della nostra forma istituzionale – hanno affermato Adelaide Iacobelli e Lorenzo Zardi, segretaria e vice segretario nazionali del Movimento studenti di Ac – perché in democrazia, per ogni persona che sceglie di non partecipare, c’è un contributo irripetibile che viene meno». L’iniziativa, che fa parte del progetto “A scuola di bene comune”, cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea, ha messo studenti e amministratori di fronte alle proprie responsabilità di persone impegnate: «Essere eletti non ci legittima a diventare dittatori ma ci responsabilizza a essere tessitori di relazioni e di dialogo. In democrazia – ancora le parole dei due responsabili Msac – si ama con le idee e con le mani che le realizzano. Rappresentare significa amare perché o ami la classe, scuola, città, regione, nazione per cui ti candidi, o lo fai per te stesso e allora non lo farai mai bene». In questa chiave, ancora, «una buona comunicazione fa bene al Paese, mentre una cattiva informazione può generare smarrimenti e confusioni», è la tesi di Iacobelli e Zardi.

19 novembre 2019