Da Gaza l’appello al mondo: una settimana di preghiera per la pace

L’iniziativa lanciata dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia, guidata da padre Gabriel Romanelli. «Chiediamo a tutti i fedeli italiani e non solo di unirsi a noi»

Per la settimana in corso la parrocchia latina della Sacra Famiglia di Gaza, guidata da padre Gabriel Romanelli, rivolge un invito ai fedeli italiani e del mondo: sette giorni di preghiera e di adorazione eucaristica ininterrotta per chiedere il dono della pace e della riconciliazione. Fino a domenica 24 novembre i circa 120 fedeli che compongono la comunità, insieme ad altri cristiani delle denominazioni presenti nella Striscia – circa mille in totale, su due milioni di abitanti gazawi – si alterneranno davanti al Santissimo per l’adorazione eucaristica e per la recita del Rosario.

A dare il via alla settimana di preghiera, domenica 17 novembre, diverse famiglie e bambini, radunati nella cappella della casa delle Suore del Rosario e in chiesa. Proprio dalle religiose, spiega padre Romanelli, è arrivata la proposta dell’iniziativa. «Un’idea molto bella che abbiamo subito messo in pratica – riferisce all’Agenzia Sir -. Abbiamo distribuito degli avvisi in arabo per avvertire quanta più gente possibile: fedeli, associazioni e gruppi. Quindi abbiamo aperto la preghiera per rispondere all’appello di Maria di pregare per la riconciliazione nel mondo. Ogni giorno pregheremo per la pace ma con una intenzione particolare: per le famiglie e i giovani, per i defunti di tutte le guerre, per la fine del terrorismo e delle armi».

Nelle intenzioni dei bambini e delle famiglie, l’offerta di «questo momento difficile per la nostra Chiesa e per la nostra nazione» e la richiesta a Dio di «illuminare i cuori di coloro che governano le Nazioni perché le guidino al raggiungimento della pace per tutti i popoli della terra». Ancora, preghiere per il dono di una «pace giusta», per la liberazione dei popoli «dalla sventura dell’inimicizia, della separazione e delle lotte interne». E poi «per i feriti e i caduti a causa di azioni disumane di odio, per i bambini e i giovani, per gli anziani e gli innocenti di ogni conflitto». A raccontarlo è il parroco: «Abbiamo pregato per la guarigione dei loro corpi e dei loro cuori. Il Signore rimuova dai cuori e dalle anime l’odio e il desiderio di vendetta».

Particolarmente significativa, nelle parole di padre Romanelli, la preghiera «per i terroristi – a qualunque gruppo essi appartengano – sia che agiscano individualmente o come gruppi, e per gli eserciti “regolari”, affinché la forza che mettono nel male la riversino per fare del bene, iniziando percorsi di pace, di bene, di rispetto per tutta la vita umana, e per riconoscere il valore unico di ogni persona indipendentemente dalla sua religione, dalle sue origini, dal suo patrimonio culturale o dal suo stato materiale». Quindi l’invocazione: «Ti chiediamo, Signore, di garantire la pace e la fine del terrorismo e delle guerre».

Quello che arriva da Gaza è un invito che, nelle intenzioni, vuole travalicare i confini della Striscia. «Chiediamo a tutti i fedeli italiani e del mondo di unirsi alla nostra preghiera per la pace, dedicando nelle loro chiese e comunità parte del loro tempo», afferma padre Romanelli, che dall’inizio degli scontri a Gaza non ha mai smesso, con la sua comunità, di chiedere al mondo preghiere per la pace. L’avvento della tregua tra Jihad islamica e Israele, che sembra tenere per quanto fragile, è stata salutata dai cristiani gazawi come «un miracolo». L’invito del parroco però è chiaro: «Continuiamo a pregare». Intanto nella Striscia le scuole sono state riaperte e «gli alunni dovranno recuperare il lavoro dei giorni persi a cause delle bombe e dei razzi», racconta ancora il parroco, dipingendo il quadro di una situazione che sembra tornata alla calma. «Ci attende un duro lavoro ma con l’aiuto di Dio riusciremo nell’intento».

19 novembre 2019