Iraq, possibile ritorno dei Gesuiti dopo quasi 50 anni

Il patriarca caldeo Sako: «Una benedizione per il Paese e soprattutto per i cristiani». Potrebbero riprendere il posto che avevano nell’istruzione

Il patriarca caldeo Sako: «Una benedizione per il Paese e soprattutto per i cristiani». Potrebbero riprendere il posto che avevano nell’ambito dell’istruzione

L’incontro tra il patriarca caldeo Mar Louis Raphael I Sako e padre Dany Younes, il provinciale gesuita del Prossimo Oriente, si è svolto lo scorso 6 gennaio ma la notizia è stata rilanciata ieri, lunedì 20 marzo, dal sito Baghdadhope: in gioco c’è il possibile ritorno in Iraq della Compagnia di Gesù, che era presente nel Paese dal 1932, l’anno dell’indipendenza della Repubblica d’Iraq dall’amministrazione britannica iniziata nel 1920. Il provinciale gesuita infatti ha espresso il desiderio della Compagnia di Gesù di tornare a operare in Iraq, si legge sulle pagine del blog, «al di là di quanto già fa dal 2014 attraverso il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati (Jrs), operativo a Erbil, nel Kurdistan iracheno». Desiderio, riportava lo stesso giorno dell’incontro il Patriarcato caldeo, «ben accolto dal Patriarca che si è detto disponibile ad aiutare la Compagnia allo scopo restituendo anche i beni confiscati ai gesuiti al momento della loro cacciata dal paese e da allora gestiti dalla Chiesa caldea».

Sako, intervistato da Baghdadhope, parla del ritorno dei Gesuiti come di «una benedizione per l’Iraq e soprattutto per i cristiani. I Gesuiti hanno formato generazioni di iracheni nelle loro scuole e nell’Università della Sapienza. Il piccolo gregge cristiano in Iraq ha bisogno della loro presenza e del loro appoggio spirituale, pastorale e culturale. In questo senso sono benvenuti». Potrebbero riprendere il posto che avevano nell’ambito dell’istruzione della società irachena, spiega ancora il patriarca: quello che avevano prima di essere cacciati. «Oggi – osserva – la Chiesa gestisce delle scuole private in cui gli studenti musulmani sono più numerosi di quelli cristiani. La gente cerca una formazione culturale solida e in più la mentalità sta cambiando. A livello culturale c’è molta più libertà e siamo convinti che il fondamentalismo non abbia futuro».

A favorire il reinserimento dei religiosi della Compagnia nel Paese secondo il patriarca sarà anche il fatto che «molti che fanno parte del governo sono stati loro studenti e li sosterranno. A mio modesto parere la mossa giusta sarebbe quella di aprire per prima cosa una casa per poi valutare come muoversi ed agire». Al momento della loro cacciata dal Paese, nel 1969, ricorda ancora Sako, «i Gesuiti avevano consegnato edifici e terreni al patriarcato. Dunque restituire loro i beni è normale. Sono beni che abbiamo salvaguardato per quasi 50 anni e dopo tanto tempo è giusto che tornino loro. È una cosa che faccio con piacere».

21 marzo 2017