Kairòs Palestine: «Oltre 14mila persone arrestate da Israele dopo il 7 ottobre»

In Italia fino al 23 febbraio una delegazione dell’associazione di cristiani palestinesi operanti in Cisgiordania. La denuncia: a Gaza detenuti in 7mila tra uomini e donne. Anche 300 bambini

Un grido d’aiuto, la speranza di poter tenere spalancati gli occhi su Gaza (e non solo) e sull’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. A Roma, ieri, 19 febbraio, è arrivata una delegazione di Kairòs Palestine, associazione che raggruppa cristiani palestinesi operanti in  Cisgiordania, giunta nel nostro Paese per sensibilizzare l’opinione pubblica sui caratteri e sulle drammatiche conseguenze  dell’occupazione israeliana in quei territori, con un particolare focus sulle gravissime condizioni dei prigionieri palestinesi.

I tre delegati della fondazione – Munther Isaac, decano del Bethlehem Bible College nonché direttore del ciclo di conferenze Christ at the Checkpoint; Rifat Kassis, coordinatore della coalizione Global Kairos for Justice; e la giurista Sahar Francis – sono stati ascoltati ieri pomeriggio in un’audizione a porte chiuse a Montecitorio e poi in una conferenza stampa ospitata presso la sala conferenze della Fondazione Basso, in via della Dogana Vecchia. Saltato invece l’incontro con Papa Francesco che si sarebbe dovuto tenere nella mattinata di ieri, a causa delle condizioni di salute del Santo Padre, ricoverato al Gemelli. Oltre ai delegati, sono intervenuti don Nandino Capovilla, consigliere nazionale di Pax Christi, Franco Ippolito, presidente Fondazione Basso, e la giornalista Carmen Lasorella.

«Sono qui dopo l’incontro con il Parlamento – ha esordito il pastore luterano Munther Isaac, decano del Bethlehem Bible College – avvenuto in un momento davvero critico della nostra storia, con uno stato, Israele, che sta operando al di sopra della legge internazionale. Ed è proprio sulla necessità di implementare questa legge che ci siamo concentrati nel nostro meeting: abbiamo chiesto il rispetto dei diritti umani, che in Palestina sono stati violati, e il rispetto della legge internazionale che Israele sta violando da molto tempo». Per Sahar Francis, avvocato e direttrice di Addameer (Associazione per i diritti umani dei prigionieri palestinesi), di Ramallah, città della Cisgiordania dove ha sede attualmente l’Autorità nazionale palestinese, «i media internazionali non stanno raccontando la situazione dei prigionieri palestinesi: la detenzione è lo strumento principale dell’occupazione e del controllo del territorio da parte di Israele, soprattutto dopo il 7 ottobre», ha rimarcato. Nella sua analisi, «il governo israeliano ha adattato il sistema legale alle sue necessità, per poter arrestare e torturare a suo piacimento migliaia di persone: dai dati in nostro possesso risulta che oltre 14mila persone sono state arrestate dopo il 7 ottobre. Su Gaza non ci sono dati: la stima è di circa 7mila tra uomini e donne. Soprattutto, ci sono oltre 300 bambini detenuti e 3mila persone sono soggette a detenzione amministrativa, ossia senza un equo processo», ha denunciato

Rifat Kassis, attivista nella lotta nonviolenta palestinese, coautore del documento Kairos Palestine e coordinatore della coalizione Global Kairos for Justice, ha invece ripercorso le tappe e le motivazioni storiche del conflitto israelo-palestinese. «Il conflitto non è scoppiato il 7 ottobre, ma nemmeno possiamo far risalire il tutto ai tempi di Gesù. La Palestina dall’inizio del XX secolo ha accolto tantissimi rifugiati, provenienti dall’Armenia, dalla Siria, dalla Russia, con i ceceni. Anche ebrei in fuga dall’Europa. Il nostro problema, però, nacque quando il colonialismo sionista occidentale arrivò in Palestina: i coloni sionisti sono arrivati per conquistare, portando all’espulsione di 750mila persone dalla Palestina e alla distruzione di 570 villaggi».

In conclusione, un appello: «Chiediamo soltanto che a Israele venga imposto di rispettare il diritto internazionale, anche attraverso l’imposizione di sanzioni». I appresentanti di Kairos Palestina sono già stati in Francia, Regno Unito e Stati Uniti e rimarranno in Italia fino al 23 febbraio.

20 febbraio 2025