La casa comune in cima alle nostre preoccupazioni

L’importanza della sensibilizzazione dei giovani alla difesa della Terra, nel solco della Laudato si’ e del nuovo documento vaticano, e la tensione verso il mondo che sarà

Ieri ho ricevuto una e-mail, da parte di un amico prezioso e caro. Lui è un frate francescano minore, mi girava il documento della Santa Sede «In cammino per la cura della casa comune. A cinque anni dalla Laudato si’» appena presentato a Roma. Complice un momento di attesa durante una visita, l’ho letto con attenzione, trovando spunti sul ruolo chiave dell’educazione per la costruzione di una nuova cultura dell’ecologia integrale che mi pare importante condividere.

 Mi ha fatto bene anzitutto tornare a leggere la questione dell’educare risignificata alla luce del perseguimento dell’idea di bene comune: «Nell’ambito del processo educativo è essenziale portare gli alunni a conoscere i problemi presenti nella realtà e a saper intervenire, offrendo un significativo contributo al bene comune» (p.46). Ho pensato a quanto fosse una boccata d’aria fresca ritrovare finalmente insieme la parola «alunni», i nostri ragazzi e le nostre ragazze, e quell’espressione «bene comune» che altro non è che il sogno concreto e da realizzare di un mondo solidale, fatto di relazione, fatto per l’umano.

 Ho percepito come un tornare ad alzare lo sguardo e a occuparci delle grandi questioni la connessione operata tra l’educazione al pensiero critico e le sorti del creato: «Educare a conoscere, a pensare criticamente, a intervenire responsabilmente è la condizione per aiutare gli studenti a formarsi una visione unitaria e a collocarsi negli spazi e nei tempi della storia e della geografa, ma anche della natura e del cosmo» (p.53). In questo ho risentito l’urgenza del richiamo, per lo meno con i nostri ragazzi e le nostre ragazze, a risistemare la gerarchia delle nostre preoccupazioni, rimettendo al centro la questione del cosmo che lasceremo loro in dote, ai loro figli, ai figli dei loro figli.

 Ho sentito come grande e bella l’esortazione a rendere le nostre ragazze e i nostri ragazzi protagonisti di una rinascita integrale: «Istruire e responsabilizzare i giovani a diventare leader della dignità umana, della misericordia, della riconciliazione, della non-violenza, della pace, dello sviluppo sostenibile» (p.57). Quell’espressione, «leader della dignità umana», mi ha fatto sentire la giusta ambizione del migliore degli auspici per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, le figlie e i figli del nostro tempo, che troppo spesso noi vorremo appiattiti sulle nostre pretese utilitaristiche ma ai quali invece è consegnato, giorno per giorno, il senso stesso del futuro dell’umanità.

Ma più di tutto mi ha dato forza la sollecitazione finale del documento. Alla luce della provocazione evangelica «E noi, che cosa dobbiamo fare?» (Lc 3, 14), il testo rimanda a Laudato si’ e alla sua indicazione dell’imprescindibilità di una «solidarietà tra generazioni» (LS 159), proiettata verso un futuro di speranza. Ecco, in questo tempo così appiattito sul presente, segnato dalla paura del futuro, dalla diffidenza divenuta anche fisica dell’altro, leggere queste parole, segnate dall’inizio alla fine da una tensione assoluta verso il mondo che sarà, mi è parso il segno più bello che la Chiesa possa dare in questo tempo così particolare a questo mondo così impaurito.

24 giugno 2020