«Comunione, creatività e visione». Ricevendo in udienza, per il 70° anniversario di fondazione, i membri dell’Associazione cattolica esercenti cinema-sale della comunità (Acec), sabato 7 dicembre, Papa Francesco ha affidato loro questa triplice consegna. «Il cinema, si sa, è un grande strumento di aggregazione – ha detto -. Soprattutto nel dopoguerra ha contribuito in maniera eccezionale a ricostruire il tessuto sociale con tanti momenti aggregativi.». Un momento anche educativo e formativo, «per riconnettere rapporti consumati dalle tragedie vissute». Tra le grandi produzioni che hanno raccontato quegli anni, il Santo Padre ha citato – sentendolo «molto familiare a questo nostro incontro» – il film “I bambini ci guardano”: «Un lavoro bello e ricco di significati – lo ha definito Francesco -. Ma tutto il cinema del dopoguerra è una scuola di umanesimo. Voi italiani avete fatto questo, con i vostri grandi, non dimenticatevi di questo. E non parlo per sentito dire. Quando eravamo bambini, i genitori ci portavano a vedere quei film, e ci hanno formato il cuore. Voi siete eredi di questa grande scuola di umanesimo, di umanità che è il cinema del dopoguerra».

Sulla capacità di aggregare «sono valutate anche le vostre realtà associative»: sulla capacità di «costruire comunione». Di qui l’invito a «costruire comunione tra voi, ma anche comunione tra associazioni e organizzazioni che nel mondo cattolico si occupano di cinema, per trasmettere la bellezza dello stare insieme negli eventi di cui siete promotori. Senza comunione – le parole del Papa -, all’aggregazione manca l’anima». Non solo. «L’arte cinematografica, come ogni espressione artistica, è frutto della creatività, che rivela la singolarità dell’essere umano, la sua interiorità e intenzionalità. Quando un artigiano modella la sua opera, lo fa integrando testa, cuore e mani secondo un disegno chiaro e definito», ha proseguito Francesco, incoraggiando i membri Acec a «dare spazio alla creatività, immaginando e costruendo nuovi percorsi. La creatività – ha aggiunto – è fondamentale: sappiamo benissimo come le nuove piattaforme digitali rappresentino una sfida per i media tradizionali. Anche il cinema è interrogato dagli sviluppi offerti dalle moderne tecnologie”. Di qui la sollecitazione: «Le vostre associazioni e organizzazioni, se non vogliono diventare dei “musei”, debbono cogliere queste domande in maniera attiva e creativa. L’audacia, come avvenuto con i fondatori, chiama ancora una volta ad essere in prima linea, non però in maniera isolata o in ordine sparso, ma tutti insieme».

Dal pontefice, anche una domanda: «Cosa potete dire davanti al cambiamento? Senz’altro serve una conversione integrale, che chiama in causa la ricchezza e la profondità di ciascuno. Audacia e creatività per andare avanti – è l’esortazione – e non restare ai margini dell’innovazione». La parola chiave è quella che racchiude il terzo compito affidato da Francesco ai membri Acec: “visione”. «La visione di un’opera cinematografica può aprire diversi spiragli nell’animo umano – ha osservato -. Il tutto dipende dalla carica emotiva che viene data alla visione, dall’intenzionalità posta nella visione, che non è semplice esercizio oculare, ma qualcosa di più. È lo sguardo posto sulla realtà. Lo sguardo infatti, ha aggiunto il Santo Padre, «rivela l’orientamento più diversificato dell’interiorità, perché capace di vedere le cose e di vedere dentro le cose. Lo sguardo provoca anche le coscienze a un attento esame».

Di qui l’invito a lasciarsi interrogare: «Com’è il nostro sguardo? È uno sguardo attento e vicino, non addormentato? È uno sguardo d’insieme e di unità? In modo particolare, a voi che vi occupate di cinema: è uno sguardo che suscita emozioni? È uno sguardo che comunica comunione e creatività?». Le risposte, ha avvertito Francesco, «richiedono un grande lavorio interiore. Lo sguardo comunica e non tradisce, impegna in stili di vita e azioni coordinate per un bene più grande del semplice interesse. Lo sguardo – ancora – sta a fondamento della costruzione delle comunità. E voi sapete benissimo quanto sia importante superare gli steccati del passato per proiettarsi nei sentieri del futuro. Tutti voi – è la conclusione di Francesco – avete nel dna un sentire ecclesiale. Vi esorto a vivere la vostra passione e la vostra competenza con senso e stile ecclesiale: è la miglior medicina per non cadere nell’autoreferenzialità, che sempre uccide».

9 dicembre 2019