«La cultura dello scarto non intacchi la sanità»

La lettera del vescovo Leuzzi agli operatori per la Giornata mondiale del malato. Mercoledì 11 febbraio la Messa del cardinale Vallini a San Giovanni in Laterano

 

La lettera del vescovo Leuzzi agli operatori per la Giornata mondiale del malato. Mercoledì 11 febbraio la Messa del cardinale Vallini

La «cultura dello scarto», evocata più volte da Papa Francesco in vari contesti, rischia di intaccare anche il mondo della sanità. Con conseguenze immaginabili che in parte già si intravedono, se pensiamo ad esempio all’impatto dei criteri di carattere economico nella gestione ospedaliera e più in generale in quella dell’assistenza sanitaria, a scapito di un’attenzione alla “cura” della persona intesa in senso globale. A lanciare l’allarme è il vescovo Lorenzo Leuzzi, ausiliare di Roma delegato per la pastorale sanitaria e presidente della Commissione per la pastorale della salute in seno alla Conferenza episcopale del Lazio. Proprio in questa veste, quindi a nome di tutti i presuli della regione, si rivolge in una lettera agli operatori impegnati nella sanità nel territorio regionale, alla vigilia della Giornata  mondiale del malato, che la Chiesa celebra l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Una Giornata che, nella diocesi di Roma, vedrà il suo momento culminante nella celebrazione delle ore 16.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano: a presiederla il cardinale vicario Agostino Vallini, con la partecipazione di cappellani, operatori pastorali e associazioni del settore.

Condividendo con gli operatori sanitari il messaggio che Papa Francesco ha indirizzato per l’occasione, il vescovo Leuzzi conferma loro la gratitudine per l’opera «talvolta nascosta ma sempre generosa ed efficiente». E sottolinea l’urgenza di «riportare al centro della vita comunitaria delle nostre città la vostra presenza così indispensabile per costruire una società dove ogni uomo e ogni donna possano vivere la propria esistenza in un contesto di solidale attenzione e di premurosa assistenza». Di fronte alle nuove possibilità offerte dai progressi della tecnica e al clima culturale attuale, ecco però la preoccupazione principale. Ovvero la tentazione di non comprendere – e qui il presule cita il messaggio di Francesco – «quale grande menzogna si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla “qualità della vita”, per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute». Da qui l’appello di monsignor Leuzzi – che sottolinea la «coscienza deontologica ancora largamente diffusa nella cultura professionale della nostra regione» – a evitare questo rischio e a diffondere la “cultura dell’incontro” anche nel mondo della sanità. «Solo così – scrive – si potranno porre le basi per una convivenza umana fondata sulla fraternità, garantendo a tutti quel diritto alla cura che precede ogni riconoscimento giuridico, in quanto espressione della dignità trascendente della persona umana». Agli operatori sanitari il presule chiede di «accompagnare e sostenere le nostre comunità ecclesiali a testimoniare nel concreto della vita ordinaria l’accoglienza di tutti i nostri fratelli bisognosi delle nostre cure». Al termine della lettera, un annuncio: il 12 settembre 2015 si terrà il convegno degli operatori della pastorale della salute promosso dalla Consulta regionale. Un momento importante proprio per sviluppare la tanto invocata “cultura dell’incontro”.

9 febbraio 2015