La cura dei malati, tra «professionalità» e «tenerezza»

In vista della Giornata mondiale del malato, una riflessione di Antonio Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica della Cattolica, sul senso del dono nella sanità

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del malato pone un particolare accento, quest’anno, sui professionisti e sulle strutture sanitarie che curano i malati, evidenziando lo spirito giusto con cui si deve stabilire la relazione con il malato e cioè lo spirito del dono, della gratuità, del volontariato. Ma non ci si riferisce tanto alla gratuità in senso economico – la sanità ha indubbiamente un costo a cui si deve far fronte – quanto al modo, alla disposizione d’animo del guaritore e della organizzazione sanitaria nei confronti del malato. Infatti, è proprio il dono gratuito che stabilisce il  legame autentico con il malato, l’espressione di un riconoscimento reciproco che è il carattere indispensabile del legame sociale.

Si tratta di un legame che esprime la natura dell’uomo come intrinsecamente bisognosa dell’aiuto degli altri, che indica il modo con cui fornire le cure al malato, un modo che non è codificato da leggi, codici deontologici, protocolli clinici e linee-guida. «La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza – dice Papa Francesco – di gesti gratuiti, immediati e semplici». Non è prescritto in nessun manuale di terapia medica o di assistenza infermieristica, infatti, di somministrare carezze al malato, di accoglierlo con un sorriso, di rivolgersi con gentilezza: ma sono proprio questi gesti che manifestano la natura umana della relazione, della reciprocità, della solidarietà.

Nello stesso tempo, il buon professionista non può non essere anche un bravo professionista, un professionista che agisce con competenza e coscienza professionale, cosa che lo impegna a un costante aggiornamento della propria preparazione e formazione. La cura dei malati deve esprimere dunque un impegno profondamente umano, assunto e svolto come attività non solo tecnica, ma di dedizione e di amore al prossimo, come tanti santi dei nostri tempi ci hanno insegnato (san Giuseppe Moscati, santa Teresa di Calcutta e così via).

Il significato del dono, cioè del donarsi, non del regalare qualcosa, si esprime nella sanità in diversi contesti come la donazione di sangue, tessuti e organi, come l’impegno a dedicarsi alla cura di patologie rare e di malattie neglette. E a dare attuazione e a esprimere il senso del dono in sanità, Papa Francesco chiama soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, il cui operato, sia nelle zone più tecnologicamente avanzate sia in quelle più degradate, è qualificato dalla logica evangelica. A esse viene richiesto di esprimere concretamente il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, contrapponendosi alla logica del profitto a ogni costo, del fornire assistenza per ottenere un qualche vantaggio.

Come ha evidenziato il preside della facoltà di Medicina dell’Università Cattolica Rocco Bellantone, nella sua relazione alla recente inaugurazione dell’anno accademico, il Policlinico Gemelli ha da tempo preso a cuore questo invito del Papa, e ha cercato, non senza difficoltà, di dare attuazione all’invito del Santo Padre alla professionalità e alla tenerezza, fornendo cure di eccellenza anche a fronte di rimborsi limitati da parte del Servizio sanitario nazionale, per garantire quella gratuità che esprime il senso del dono. (Antonio Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica)

7 febbraio 2019