La Fidae lancia un Manifesto per la scuola

Un percorso in sinergia con tutte le realtà: «Uniti per continuare ad educare». Esperti a confronto sulle prospettive per il nuovo anno

 «Dopo l’emergenza coronavirus, per la scuola dobbiamo usare il verbo continuare e non ripartire, perché noi la scuola non abbiamo mai smesso di farla». Con queste parole Virginia Kaladich, presidenza nazionale della Fidae – la Federazione che riunisce le scuole paritarie cattoliche – ha introdotto la conferenza stampa online che si è tenuta venerdì 8 maggio per presentare la campagna #VogliamoFareScuola.

L’obiettivo è costruire un Manifesto per la scuola con l’apporto delle realtà sia paritarie che statali e avviare un percorso di «sinergia e comunione» in vista della riapertura. «Rivogliamo i nostri ragazzi e poter insegnare, parlare e discutere con loro», ha affermato suor Paola Murru, consigliere nazionale della Fidae, che ha moderato la videoconferenza. Bisognerà, dunque, «lavorare su più fronti per capire come stare accanto ai nostri giovani e farli stare bene, poiché soltanto chi sta bene può apprendere bene».

Uno slogan al plurale, quello di #VogliamoFareScuola, sottolineato anche da Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università. «C’è un’alleanza educativa tra scuola, famiglie e istituzioni, quindi tra le persone». Si tratta, secondo Diaco, di «una chiamata alla responsabilità e un atto di fiducia verso la scuola stessa». L’emergenza sanitaria, inoltre, «sta evidenziando alcuni aspetti essenziali, prima tralasciati, come le relazioni interpersonali ed educative tra gli studenti e i loro professori che sono potenziatori di talenti».

Rete e nuove tecnologie, ma anche crisi economica, analizzata da suor Alessandra Smerilli, docente dell’Università Auxilium e consigliere di Stato della Città del Vaticano. «Oggi l’emergenza è totale – ha spiegato – e solo in Europa il 41% dei giovani rischia di perdere il lavoro. Su questo punto – ha sottolineato – è importante il ruolo della scuola, nel dare le competenze giuste e formare i giovani per affrontare l’emergenza e guardare al futuro con prospettive nuove».

La conferenza stampa non ha tralasciato un altro grande tema molto dibattuto in questi giorni, quello del ritorno nelle aule con le dovute sicurezze sanitarie. Ad intervenire il professor Francesco Vaia, dell’Istituto Spallanzani di Roma. Secondo Vaia il settore scolastico – insieme a quello dei trasporti pubblici – «presenta le maggiori criticità». Con classi, soprattutto negli istituti statali, di ben 30 alunni, si è chiesto il medico dello Spallanzani, «come si può ritornare a scuola?». La risposta sta negli «investimenti massicci che lo Stato dovrebbe fare per costruire e ampliare gli spazi e permettere agli studenti di partecipare fisicamente alle lezioni, anche perché – ha aggiunto – personalmente ho molti dubbi sull’ipotesi di dividere gli alunni metà a scuola e metà a casa».

Proprio a «medici e tecnici è giusto affidarsi» secondo Elena Granata, docente del Politecnico di Milano, senza però «correre il rischio di diventare un supermercato, dove le persone rimangono in fila, distanziate, senza il minimo rapporto interpersonale». Granata ha quindi sottolineato che «la scuola italiana non deve perdere la sua peculiarità di stare accanto agli studenti». Un ruolo fondamentale che appartiene anche alle realtà paritarie, come ha evidenziato don Sergio Massironi, rettore del Collegio Villoresi San Giuseppe di Monza e Merate. «Questa iniziativa – ha commentato – è fondamentale perché mette al centro l’educazione. La pandemia – ha concluso – ci permetterà di pensare a nuove forme di insegnamento e avere una propensione al “contagio del fare squadra” che dobbiamo contrapporre alla paura del contagio del virus».

11 maggio 2020