La liturgia al tempo del coronavirus

Incontro con Andrea Grillo (Sant’Anselmo) e don Marco Gallo (“Rivista di pastorale liturgica”), promosso dalla comunità di San Giuliano. «L’inizio di un cambiamento»

Ha voluto indagare il rapporto tra teologia, ecclesiologia e pandemia il terzo incontro del ciclo online “Non è una parentesi”, curato dalla parrocchia di San Giuliano martire, sulla via Cassia, con l’obiettivo di trarre un insegnamento da questo tempo di emergenza sanitaria, senza sprecarlo. In particolare, venerdì sera, 23 aprile, si sono confrontati sul tema “Crisi e opportunità della liturgia al tempo del coronavirus” Andrea Grillo, docente di Teologia dei sacramenti al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo oltre che di Liturgia all’Abbazia di Santa Giustina di Padova, e don Marco Gallo, presbitero piemontese e direttore di “Rivista di Pastorale Liturgica”, edita mensilmente da Queriniana. Moderati da Agostino Maria Greco, responsabile del gruppo parrocchiale per l’animazione liturgica, i due esperti sono stati invitati a riflettere sulla «trasformazione epocale alla quale stiamo partecipando anche sul piano della liturgia», chiedendosi se e quanto «ci ha trovati impreparati».

Distinguendo tra «il lockdown duro della cosiddetta fase 1» e un secondo momento, «interessato dalle riaperture e dalla ripresa delle celebrazioni con, però, tutte le necessarie restrizioni che non consentono quindi un “tornare indietro”», don Gallo ha dapprima osservato come «la chiusura delle chiese e l’interruzione della celebrazione del culto è stato un elemento di totale novità, che non si era verificato nemmeno durante le guerre o le persecuzioni». Questo «”novum” – ha continuato – ha fatto sì che sia stato compiuto un passaggio dalle chiese alle case e fino al digitale, oltre che al mezzo televisivo, rispetto al quale, inteso come medium per la trasmissione della Messa, è però stata avviata da anni una riflessione, che risulta meno sviluppata rispetto allo streaming e alla Rete».

L’opinione del sacerdote è che «dobbiamo fare delle valutazioni con prudenza su questo momento di trasformazione della liturgia, riconoscendola come l’inizio di un cambiamento», dal quale «possiamo ricavare qualcosa di buono per il futuro, cominciando a dimostrarci all’altezza del digitale e del suo utilizzo» laddove «in questo momento storico non c’è una distinzione tra reale e virtuale» perché il «virtuale e il digitale non sono altro rispetto alla realtà ma ne sono un’amplificazione». Allora «la trasmissione online di una Messa non è sostitutiva», quasi come un surrogato di un’autentica celebrazione altra, «ma ha un carattere di complementarietà e comporta una vera partecipazione sia del celebrante che da parte di chi segue».

Guardando alla ripresa delle celebrazioni nelle chiese, da parte sua Grillo ha posto l’attenzione «sulle limitazioni quali il distanziamento fisico, la modificazione di alcuni gesti e il volto coperto dalla mascherina. Necessariamente alterano la liturgia che, per sua natura, ha come tratto primario un vissuto comunitario e non privato». Sottolineando quindi il valore dell’assemblea, il teologo ha messo in luce «come le stesse limitazioni ci hanno però permesso di riscoprire forme liturgiche della tradizione, riconosciute dal Diritto canonico, che avevamo dimenticato», come la possibilità di ricorrere al «sacramento della riconciliazione nella terza forma proposta dal Rito della Penitenza», che si caratterizza per la modalità rituale di una celebrazione comunitaria con la confessione e l’assoluzione generale, «unitamente all’invito a vivere non appena sarà possibile il sacramento stesso nella forma ordinaria e tradizionale della confessione individuale». Quindi, Grillo ha sostenuto che «questo tempo è una grande occasione da cogliere sul fronte della liturgia, perché farà sorgere nuove forme pastorali e un pensiero teologico fresco, che si lascia ispirare dalla prassi».

A concludere l’incontro, il parroco di San Giuliano don Massimo De Propris, con una sottolineatura su come «quest’ultimo anno ha mostrato quanto il valore del rito comunitario è qualcosa di imprescindibile». Tenuto poi conto che «la liturgia domestica non è e non può essere il semplice trasferimento altrove delle azioni liturgiche che si svolgono in chiesa», il sacerdote ha riconosciuto quanto possa essere prezioso «quel qualcosa di nuovo che è stato proposto nelle case, anche in modo molto semplice mediante la santificazione del tempo, magari con la preghiera mattutina o in occasione dei pasti», a dire che, comunque, «certi momenti della vita non si possono risolvere solo in una dimensione orizzontale».

26 aprile 2021