La mancanza di lavoro, «tragedia mondiale»

Nella giornata del 1° maggio, la preghiera di Papa Francesco e la riflessione del presidente Mattarella. La richiesta delle Acli: un'agenzia per la sicurezza e la salute sul lavoro

«Una tragedia mondiale di questi tempi». Papa Francesco ha scelto queste parole per ricordare ieri, 1° maggio, festa del lavoro, le sofferenze di «quanti non hanno lavoro», invitando alla preghiera, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. «Oggi – le parole del pontefice – celebriamo la memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo».

Della mancanza del lavoro ha parlato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la cerimonia per la festa con i nuovi Maestri del Lavoro del Lazio. «Senza lavoro – ha detto – rimane incompiuto il diritto stesso di cittadinanza, la dignità dell’individuo ne rimane mortificata, la solidarietà sociale e la stessa possibilità di sviluppo della società ne rimangono compromesse». Oggi, ha evidenziato il Capo dello Stato, c’è una «congiuntura» internazionale debole, a cui in Italia si aggiunge «il peso obiettivo del debito pubblico, che impone cura e attenzioni particolari per rafforzare la fiducia degli investitori, per tutelare il risparmio degli italiani, per tenere in equilibrio programmi di spesa e finanziamenti realistici». Quindi ha ricordato il riconoscimento del lavoro come «bene sociale» affermato dalla Costituzione, che «impone alle istituzioni di compiere ogni sforzo per ampliare le opportunità occupazionali, per rimuovere le cause degli squilibri tra territorio, per accrescere le conoscenze, gli investimenti necessari a uno sviluppo sostenibile».

Per Mattarella, «si tratta di un dovere pubblico a cui non ci si può sottrarre. Così come non può essere cancellato dalla Costituzione quel traguardo di piena occupazione che resta una sfida costante, un obiettivo a cui tendere utilizzando ogni leva di intervento». Proprio per questo, ha concluso, «vanno approntati strumenti adeguati per guidare il cambiamento a favore della società, compresa la leva fiscale, visto che le tasse sui redditi da lavoro in Italia sono tra le più alte dei Paesi sviluppati».

Parole, quelle del presidente della Repubblica, che risuonano nella nota diffusa dalle Acli, con la precisa richiesta che « la politica, in collaborazione con le associazioni dei lavoratori e con i sindacati, possa creare un’agenzia per la sicurezza e la salute sul lavoro». Dall’associazione evidenziano che Mattarella «stimola i decisori istituzionali e sociali sulle principali questioni che investono il tema del lavoro con un richiamo, molto importante a nostro avviso, alla formazione. Oggi – sottolineano – è inoltre necessario rispondere con maggiori tutele ad un mercato del lavoro in rapida evoluzione, dove gli infortuni non diminuiscono e crescono i problemi legati alla cattiva gestione delle problematiche ambientali».

Di qui la richiesta dell’agenzia per la sicurezza sul lavoro: «Attraverso una cabina di regia aperta ai sindacati e al mondo dell’associazionismo e del volontariato – è la riflessione delle Acli -, si potrà provvedere ad aggiornare le mappe di rischio (a partire dai nuovi pericoli ambientali) e a rilanciare azioni educative e di coordinamento di tutti i soggetti che oggi operano sulla prevenzione utilizzando anche le risorse provenienti dai contratti di lavoro. È solo attraverso la diffusione di una cultura della sicurezza sul lavoro – è la conclusione – che riusciremo a sconfiggere la piaga delle morti bianche e degli infortuni e delle malattie sul lavoro».

2 maggio 2019