La preghiera per gli oltre 4mila migranti morti «perché cercavano la vita»
Reina ha presieduto la veglia “Morire di speranza”, in memoria dei 4mila profughi che nell’ultimo anno non sono sopravvissuti al viaggio verso l’Europa. Da loro, un «incessante bisogno di vita»
Una fiammella dopo l’altra, per ricordare, ma soprattutto per riaccendere la speranza. Nella basilica di Santa Maria in Trastevere riecheggiano alcuni dei nomi dei 4.158 profughi che hanno perso la vita da giugno del 2024 a oggi. Anche le loro storie vengono ricordate. Vite cancellate che riprendono forma, mentre decine di candele vengono accese e lasciate ai piedi dell’altare maggiore. Proprio davanti a due immagini di volti sofferenti. Quelli di un padre e di un figlio che si stringono a vicenda, mentre piangono con ancora addosso il salvagente. E quelli di quattro uomini con lo sguardo nel vuoto.

È uno dei momenti più intensi della veglia “Morire di Speranza”, che è stata presieduta ieri, 18 giugno, dal cardinale vicario Baldo Reina, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato. Un momento di preghiera in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme a Centro Astalli, Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche, Acli, Scalabrini International Migration Network, Associazione Papa Giovanni XXIII e Acse. «Siamo qui questa sera – ha detto il cardinale vicario – per ricordare i nostri fratelli che sono morti perché cercavano la vita, perché avevano bisogno di futuro, di speranza, e avevano sognato per loro stessi e per le loro famiglie qualcosa di diverso che non fosse la carestia, la guerra e la mancanza di lavoro».
Come Mohammed, giovane tunisino, Abdin, del Bangladesh, Aregash e Saba, eritree, e la piccola Faith, nigeriana, che si sono spenti nel tratto di mare tre le coste della Tunisia e dell’Algeria. O come Sufyan, Qusnain, Muhammad, Sajjad, pakistani, annegati il 15 gennaio scorso davanti alle coste del Marocco mentre cercavano di raggiungere le isole Canarie. Senza dimenticare Rahma, Abdisalan e il piccolo Asaber, trovati su un camion senza acqua né viveri nel deserto libico di Al Kugra il 22 maggio scorso.

Dal 1990 ad oggi, sono oltre 72mila i morti e i dispersi nelle rotte verso l’Europa. Oltre 46mila le persone che hanno perso la vita dal 2015. Insieme a loro, sono stati ricordati anche quanti sono caduti nel tratto tra Messico e Stati Uniti e in altri continenti. Persone di diverse sensibilità, religioni e confessioni, «ma unite da questo incessante grido e bisogno di vita al quale non possiamo e non dobbiamo essere indifferenti», ha sottolineato Reina. Da qui il suo «appello alle coscienze di tutti, affinché l’altro sia rispettato amato e accolto». Perché «se la vita incontra l’indifferenza si trasforma in morte». L’uomo è tale «nella misura in cui si accorge dell’altro – ha rimarcato il cardinale vicario -. Gesù ci dice che possiamo aspirare all’eternità se facciamo spazio al prossimo, senza il quale non può senza esserci eternità. Siamo e formiamo un’unica famiglia umana. Fratelli tutti, come ci ha ricordato Papa Francesco».

Una verità, secondo il porporato, che fa ancora fatica a entrare nel nostro vissuto e nelle corde del nostro cuore. «Siamo stretti nella morsa dell’egoismo che ci porta a ritenere che solo i nostri bisogni siano legittimi – ha detto -. Gesù invece ci dice “accorgiti dell’altro perché la tua vita sia piena”.

La basilica ha lasciato impresso un segno di speranza. In tanti hanno partecipato alla veglia anche in piazza. All’ingresso della chiesa sono state affisse altre tre immagini di migranti. I fiori colorati agitati in aria hanno accompagnato la processione finale, guidata da una grande croce realizzata con il legno dei barconi.
19 giugno 2025

