La Scrittura «apre scenari nuovi, dischiude orizzonti impensati»
La Messa del Papa nella Domenica della Parola di Dio, nella quale ha conferito il ministero del lettorato a due donne e istituito 9 catechisti. «Mentre si dicono e leggono in continuazione parole sulla Chiesa, ci aiuti a riscoprire la Parola di vita che risuona nella Chiesa»
Quello in cui viviamo è «un mondo pieno di parole, ma assetato di quella Parola che spesso ignora» o quando l’ascolta «entra in un orecchio ed esce dall’altro. Mentre la società e i social accentuano la violenza delle parole, noi stringiamoci alla mitezza della Parola di Dio che salva, che è mite, che non fa rumore, che entra nel cuore». È un forte richiamo a rimettere al centro della propria vita la Sacra Scrittura quello che Papa Francesco ha rivolto ieri, 21 gennaio, V Domenica della Parola di Dio istituita dal vescovo di Roma nel settembre 2019 con la lettera apostolica Aperuit illis. Celebrata sempre nella III domenica del tempo ordinario, quest’anno ha avuto come tema “Rimanete nella mia Parola”, versetto tratto dal Vangelo di Giovanni.
«Ritorniamo alle sorgenti per offrire al mondo l’acqua viva che non trova», l’esortazione di Bergoglio, che nella basilica di San Pietro ha presieduto la Messa durante la quale ha conferito il ministero del lettorato a due donne, Kali e Ilza, rispettivamente della Giamaica e del Brasile, e istituito nove catechisti e catechiste provenienti da Corea, Ciad, Trinidad e Tobago, Brasile, Bolivia e Germania. A Kali e Ilza – il cui accesso al ministero, ricordiamo, è stato consentito dopo la modifica del Codice di diritto canonico stabilita da Francesco con il Motu proprio Spiritus Domini – è stato consegnato il libro della Sacra Scrittura, mentre ai catechisti è stata donata una croce.
La Parola di Dio, ha spiegato il Papa nell’omelia, è dinamica, «attira a Dio e invia agli altri. Non ci lascia chiusi in noi stessi, ma dilata il cuore, fa invertire la rotta, ribalta le abitudini, apre scenari nuovi, dischiude orizzonti impensati». Così è stato per i primi discepoli e così è stato per molteplici santi, ha affermato ancora Bergoglio citando anche il santo di cui porta il nome, Francesco d’Assisi, la cui vita è cambiata dopo aver letto il Vangelo. La Parola, quindi, «suscita la chiamata di Gesù e la missione». La Domenica della Parola di Dio, istituita proprio per riflettere, approfondire e divulgare la Scrittura, «ci aiuti a tornare con gioia alle sorgenti della fede, che nasce dall’ascolto di Gesù – le parole del vescovo di Roma -. Mentre si dicono e leggono in continuazione parole sulla Chiesa, ci aiuti a riscoprire la Parola di vita che risuona nella Chiesa. Altrimenti finiamo per parlare più di noi che di Lui e tante volte al centro rimangono i nostri pensieri e i nostri problemi, anziché Cristo con la sua Parola».
Alla Messa – che ha visto celebrante all’altare l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione – hanno partecipato circa cinquemila fedeli ai quali è stato donato il Vangelo di Marco. Rivolgendosi verso l’assemblea il Papa ha chiesto quale posto viene riservato alla parola di Dio nelle abitazioni di ognuno. «Lì ci saranno libri, giornali, televisori, telefoni, ma dov’è la Bibbia? – ha domandato -. Nella mia stanza tengo il Vangelo a portata di mano? Lo leggo ogni giorno per ritrovarvi la rotta della vita? Porto nella borsa un piccolo Vangelo per leggerlo?». Come già fatto in altre occasioni Francesco ha quindi consigliato di portare «sempre il Vangelo con sé, in tasca, nella borsa, nel telefonino» e di leggere per intero almeno uno dei quattro Vangeli. «È il libro della vita, è semplice e breve, eppure tanti credenti non ne hanno mai letto uno dall’inizio alla fine», ha osservato rivolgendo un ultimo invito: «Lasciamoci conquistare dalla bellezza che la Parola di Dio porta nella vita».
22 gennaio 2024

