La scuola e il Grest: dove trovare la speranza
Un’evidenza di vita che è scintilla di bellezza e di senso. Un’esplosione di vita donata che dice un altro futuro, e che non entra nell’inquadratura dello smartphone con cui guardiamo il mondo
Parrebbe a molti che a guardarlo in questo tempo il mondo, a guardare la città, il quartiere, l’umanità tutta, ci sarebbe da lamentarsi solo per il ritardo dell’apocalisse: brucia la pace, si rivolta la natura e noi qui, che assistiamo spossati, svaccati sui divani, a tutto questo, dal piccolo oblò dello smartphone sul quale scrolliamo notizie e chiacchiericci in attesa che tutto finalmente affondi. E dove cercarla, dove trovarla la speranza in questo tempo, senza parere ridicoli nell’occhio minimo di quell’oblò, al netto delle notizie, delle parole, di tutte le parole che, come merli ammaestrati, continuiamo a ripetere con l’occhio fisso e buio? Si tratta di una domanda che preme su tutti, con la quale stiamo facendo i conti tutti.
Per quanto mi riguarda, in questo tempo duro e pretenzioso anche personalmente, ci sono stati due luoghi circoscritti, ma reali, che mi dicono un’altra parola su tutto questo, dove vedo un’altra vita, dove ho avuto la percezione di continuare a imparare un altro futuro. Il primo è la scuola. Come ho scritto qualche giorno fa nella mia bacheca, sto terminando con le mie due classi quinte gli esami di Stato. Ci sono stati in questi giorni di esami occhi, parole, ragazze e ragazzi diventate e diventati grandi, grandissime, grandissimi; c’è stata un’evidenza di vita che è giusto custodire nel silenzio del suo presente, nel luogo reale dell’aula, ma che è scintilla luminosissima di bellezza, di senso, di speranza. Riguarda tutti, sarà di tutti. È stata una grazia potere assistervi.
Il secondo luogo è il Grest che si sta svolgendo nella parrocchia del mio popoloso, problematico, ma bellissimo quartiere – Ponte San Giovanni a Perugia – e al quale partecipano anche i miei figli, accompagnati da un giovane prete, don Alfonso, e dal suo esercito di adolescenti collaboratori. Ci sono stati in questi giorni di Grest, corpi, sorrisi, sudore, contatto fisico, rumore, biciclette, gratuità, canzoni: un’esplosione atomica di vita donata e vissuta che proprio non c’entra nell’inquadratura minima dello smartphone con il quale guardiamo e pensiamo da qualche anno in qua il mondo. Ecco, questi sono due luoghi che mi dicono un altro universo, un’altra vita, un altro futuro.
Perché so che nonostante noi, nonostante me stesso, continueranno i miracoli quotidiani di bellezza che avvengono ovunque, continuerà la scuola, continueranno i Grest, i campiscuola che stanno partendo, gli zaini che si chiudono e vengono inforcati sulle spalle e con i quali queste ragazze e questi ragazzi continueranno a camminare, a sudare, a smarcarsi cinetici da una generazione di adulti che dopo avere fatto tabula rasa di tutto vorrebbe permettersi anche il lusso di un nichilismo pigro da fare attecchire parassitario sulla loro giovane pelle. Ma non li prenderemo, no che non li prenderemo. Sapranno correre più di noi questi ragazzi e queste ragazze, sapranno sudare più di noi, sapranno addirittura voltarsi senza negarci il loro sorriso radioso per l’ultimo saluto e avviandosi verso il dopo ci diranno che, nonostante noi, la materia di cui sono fatti continua a essere quella della speranza certa.
6 luglio 2022

