Lavoro, dialogo, educazione, parole chiave per la pace
Il seminario promosso da Istituto Toniolo, Azione cattolica italiana e Università Lateranense a partire dal Messaggio del Papa
Parlare di pace oggi richiede uno sguardo allargato, capace di cogliere la complessità del mondo contemporaneo. Questa la constatazione a partire dalla quale è stato organizzato venerdì 21 gennaio il seminario “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura” promosso dall’Istituto di Diritto internazionale per la pace Giuseppe Toniolo, dall’Azione cattolica italiana e dalla Pontificia Università Lateranense in occasione del messaggio pontificio per la Giornata mondiale della pace 2022. L’evento – che ha visto la collaborazione delle Acli, della Caritas italiana e del Fiac (Forum internazionale di Azione cattolica) – ha avuto luogo nell’aula magna dell’ateneo di piazza di San Giovanni in Laterano.
«Questo vuole essere un momento per riflettere sul Messaggio del Papa e in particolare su tre elementi che appaiono centrali: il lavoro, il dialogo e l’educazione – ha detto nel suo saluto iniziale il rettore Vincenzo Buonomo -. Come dice il pontefice, la pace non è un obiettivo ma un percorso, che incontra quindi delle difficoltà tuttavia le alleanze nel mondo del lavoro, un metodo educativo e il riconoscimento della differenza come ricchezza e risorsa possono aiutare a superarli». Anche Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac, nel suo saluto ha messo in luce la necessità di «ripensare in modo nuovo la globalizzazione» sottolineando come «l’Azione cattolica da sempre è impegnata, in questo mese di gennaio in particolare, per promuovere la pace, quest’anno lavorando nello specifico sul verbo “ricucire”, che richiama un lavoro artigianale paziente».
A coordinare i lavori, Stefano Calvani, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto Toniolo, che ha messo in luce la novità della visione di Papa Francesco sul tema della pace ossia la proposta di «un paradigma più sistemico e più calato nel quotidiano in risposta ai grandi fenomeni di trasformazione dirompente sul piano sociale, etico ed economico. Se ci dedicassimo di più a riparare piuttosto che a separare potremmo gestire meglio queste situazioni, seguendo le vie indicate dal pontefice, che si fondano su un dialogo con l’altro senza restrizioni, guardando all’amore cristiano che è non solo amore per il prossimo ma anche per il nemico».
Tre gli interventi di esperti che, ciascuno per il proprio ambito di competenza, hanno appunto considerato le aree di intervento per promuovere la pace proposte da Papa Francesco nel suo Messaggio: educazione, lavoro, dialogo intergenerazionale. Per Shahrzad Houshmand Zadeh, docente della Facoltà di studi orientali alla Sapienza e alla Pontificia Università Gregoriana, «l’educazione è la strada maestra per costruire un mondo realmente in pace». Guardando alle figure di “maestro” che hanno offerto un esempio autentico, l’esperta ha considerato in primo luogo «il maestro più grande, che è il Signore dell’Universo», quindi San Francesco, «un maestro che educa all’armonia» e infine Maria, «la somma maestra, citata dai musulmani e nel Corano come la pienezza della sapienza».
La riflessione sul lavoro è stata affidata a Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale vicario delle Acli, che ha osservato come «il lavoro può essere riparatore e costruttore della pace» ma è necessario che sia legato alla «giustizia perché se manca questa rischiamo di avere soltanto una pace dei più forti». Sebbene «non ci sono rimedi immediati per la pace, è possibile però uno sviluppo inclusivo – ha concluso – ma c’è bisogno di una redistribuzione equa così da avere una giustizia sociale».
In linea con questa considerazione, l’intervento di Paolo Beccegato, vicedirettore vicario di Caritas italiana su “Il dialogo tra le generazioni quale base per la realizzazione di progetti condivisi”. «Risulta oggi più che mai importante creare pari opportunità tra le generazioni – ha affermato – per risolvere così le 3 grandi disuguaglianze: intergenerazionali, educative e professionali». Commentando i risultati di uno studio promosso da Caritas italiana, che ha visto il coinvolgimento di oltre 3400 giovani di scuola secondaria di secondo grado, Tassinari si è soffermato su un dato significativo: «Circa l’80% dei giovani intervistati crede che la guerra sia evitabile con l’evoluzione culturale», a dire che «la formazione ai valori dà dei risultati». Giulio Alfano, delegato del ciclo di studi in Scienze della pace e cooperazione internazionale della Pul, ha sottolineato che «questo seminario ha voluto porre al centro la persona, il luogo dove l’essere si fa parola, contro la cecità, l’indifferenza e l’egoismo odierni».
24 gennaio 2022



