“L’Azione cattolica a Roma”: 150 anni di «memoria viva»

Nel centro diocesano, la presentazione del libro curato da Fabio Spinelli. Il presidente nazionale Notarstefano: «Importante attingere alle radici di una storia»

Guardare al passato, mettendo in dialogo quanto è stato con ciò che è oggi, per costruire presente e futuro. È questo il nucleo da cui si sono dipanate le riflessioni dei relatori che venerdì 18 giugno sono intervenuti alla presentazione del libro “L’Azione cattolica a Roma”, pubblicato da Ave editore e curato da Fabio Spinelli, nella sede dell’Ac di Roma. «Riflettere sugli oltre 150 anni di testimonianza dell’Ac a Roma – ha detto aprendo i lavori Marco Di Tommasi, presidente dell’associazione diocesana – non può essere solo un esercizio nostalgico e retorico per collegare un prima con un dopo; si tratta invece di dimostrare una fedeltà al passato, tenendo ben saldi tra le mani il timone della fede, la lampada della speranza e la bussola della carità». Anche Giuseppe Notarstefano, neoeletto presidente nazionale dell’Azione cattolica, nel suo saluto ha evidenziato quanto «è importante fare memoria per attingere alle radici di una storia, anche e soprattutto in un momento come quello attuale, interessato dalla pandemia, nel quale si desidera solo andare oltre».

Su questa linea di pensiero si colloca l’analisi proposta dal vescovo ausiliare Paolo Selvadagi, già assistente unitario dell’associazione diocesana, che ha attinto a «tre eventi importanti relativi agli ultimi 50 anni di storia dell’Ac, che è memoria viva», mettendoli in relazione con il tempo presente e riconoscendo «il ruolo dell’associazione nella più ampia storia ecclesiale di Roma». In particolare, Selvadagi ha osservato come «nel secondo dopoguerra è stata messa in atto una potente ripresa da parte dei cattolici, che dimostrarono grande coraggio e spiccato senso di responsabilità per la ricostruzione del Paese». La stessa forza «serve mettere in atto oggi dopo un altro fenomeno mondiale quale è stata la pandemia», seppure alla luce di una non secondaria differenza, ossia notando che «sul versante della fede oggi la pratica di adesione al Vangelo è molto inferiore e si parla infatti di fede e religiosità incerte», sono ancora le parole del presule.

Selvadagi, che ha reso nota «l’intenzione del cardinale vicario De Donatis di attivare un centro storico di ricerche sugli ultimi 50 anni della storia della Chiesa di Roma» oltre che l’avvio, dal prossimo anno accademico, «di un corso di studi particolare sulla stessa Chiesa di Roma all’Istituto teologico Ecclesia Mater», ha quindi invitato a recuperare dal passato «tre dimensioni che costituiscono l’eredità che ci è stata consegnata e sulla base della quale cerchiamo di procedere» laddove «l’analisi storica sempre ci permette di leggere meglio quello che viviamo nel presente». In primo luogo, la dimensione «dell’ascolto della città, attuato allora con il Convegno sui mali di Roma del 1974 – ha detto il vescovo -, per favorire anche oggi una sempre migliore conoscenza della realtà parrocchiale e una vicinanza della Chiesa al mondo contemporaneo». Ancora, «l’aspetto sinodale, ossia un modo di pensare in chiave di dialogo, al di là dei particolarismi», ha spiegato ancora Selvadagi guardando al sinodo diocesano di Roma che interessò il decennio 1983-1993. Infine, il richiamo alla missione cittadina, l’iniziativa indetta da Giovanni Paolo II per la diocesi di Roma in preparazione al Giubileo del 2000, «per recuperare l’importanza dell’evangelizzazione, che è la base di tutti i requisiti presentati finora», ha concluso Selvadagi.

Ha invece riflettuto su «come l’Ac ha servito la città di Roma» Ernesto Preziosi, storico e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, già direttore dell’Istituto Paolo VI per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia. «Dietro alla storia dell’Ac – ha evidenziato – c’è la storia della buona formazione delle coscienze delle persone e questo è l’apporto importante dell’associazione alla storia sociale del nostro Paese». In particolare, riconoscendo come «per me l’incontro con l’Ac è stata l’occasione per fare i conti con la mia personale vocazione», Preziosi ha sottolineato come «l’Ac porta in sé la duplice attenzione da un lato a rispondere ad una chiamata del Signore, laddove il nucleo centrale è l’annuncio del Vangelo, dall’altro ad avere una visione del tempo contemporaneo, con un interesse per la cosa pubblica, che è ben altro che fare politica».

In conclusione, il saluto dell’autore Fabio Spinelli, che ha spiegato come il suo libro sia nato «da un moto di affetto per l’Ac e dal desiderio di raccontare le storie semplici di persone che cercavano di capire come annunciare il Vangelo e insieme formare i più giovani».

21 giugno 2021