Le grandi città e i “luoghi che contano” per i bambini

La nuova ricerca di Save the Children: nei Comuni capoluogo delle città metropolitane 1 minore su 10 vive in un’area di disagio socioeconomico, con il 42,3% delle famiglie in povertà relativa

Nelle grandi città basta passare da un quartiere all’altro per sperimentare differenze che lasciano il segno. In particolare, bambini, bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili sono più esposti al rischio di povertà e di dispersione scolastica e hanno minori opportunità di accesso a spazi verdi e servizi ricreativi, con conseguenze significative sulle loro possibilità di futuro. Lo rileva Save the Children nella ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata oggi, 19 maggio. Uno studio che, attraverso l’unione di dati oggettivi e testimonianze dirette, approfondisce limiti e risorse dei contesti di crescita, evidenziando le disuguaglianze che segnano molti quartieri periferici e individuando le principali aree su cui intervenire. Insieme ai numeri, infatti, la ricerca propone una riflessione sull’importanza di costruire politiche urbane integrate e istituire presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili delle città, per garantire un ecosistema di servizi e opportunità – sociali, educative, sanitarie, culturali, ambientali e sportive – a favore del benessere e dei diritti delle nuove generazioni.

In concreto, nei Comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane un minore su dieci (il 10,3%, pari a circa 142mila minorenni) vive in un’area di disagio socioeconomico urbano (ADU). In queste aree – 158 in totale, individuate da Istat – il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. Il 15,4% di studentesse e studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (più di uno su sette) ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media del 7,6% dei Comuni delle città metropolitane; il 20,8% di chi frequenta l’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita (10 punti percentuali in più della media dei comuni dell’11%); più di un 15-29enne su 3 (35,6%) non studia e non lavora, rispetto al 22,9% della media dei Comuni (+12,7 punti percentuali).

Condizioni di fragilità evidenziate dall’analisi dei dati ufficiali, ma confermate anche da un’indagine campionaria inedita dell’organizzazione, secondo la quale al 16,7% di studentesse e studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado all’interno o in prossimità delle aree vulnerabili nelle grandi città è capitato di «non disporre del materiale scolastico necessario a inizio anno» e al 17,3% di «non partecipare a una gita scolastica per motivi economici». A pesare, nell’analisi di Save the Children, è «lo stigma che avvertono: quasi la metà degli studenti delle periferie vulnerabili (49,1%) ritiene che il proprio quartiere sia giudicato negativamente dagli altri, contro il 29,5% dei ragazzi delle altre aree. Chi vive ai margini sperimenta anche una maggiore percezione di pericolo: solo una ragazza su due (51,9%) si sente al sicuro, contro il 75% delle studentesse di aree meno marginali». I ragazzi che frequentano scuole in zone fragili dichiarano di sentirsi felici (78,4%) e liberi (75,3%) e mostrano un senso di «appartenenza forte nei confronti del proprio quartiere, facendo anche proposte chiare per migliorarlo».

Lo spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. «Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali – afferma -. Per questo abbiamo voluto dedicare “Impossibile”, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, al tema delle periferie: è proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro».

La ricerca e le proposte dell’organizzazione rappresenteranno il cuore di “Impossibile”, che si svolgerà il 21 maggio a Roma, a partire dalle 9 all’Acquario Romano. «Questa ricerca è stata un lavoro corale, nata dal presupposto di non poter parlare di “periferie” senza il coinvolgimento attivo di ragazzi e ragazze che le vivono – riferisce Raffaela Milano, direttrice Ricerche di Save the Children -. Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami, un luogo che conta. È proprio in virtù di questo legame che provano rabbia e frustrazione quando lo vedono abbandonato».

19 maggio 2026