L’obiettivo degli estremisti di Boko Haram è destabilizzare l’intera nazione, strumentalizzando la religione per fini eversivi. Per fermarli occorre una leadership politica in grado di interagire positivamente con i Paesi limitrofi e l’Unione africana. Ma il presidente Goodluck Jonathan appare poco credibile
Ma chi sono veramente questi famigerati estremisti? “Boko Haram” è una locuzione “hausa” che letteralmente significa “l’educazione occidentale è peccato”. L’obiettivo di questa formazione è quello di destabilizzare l’intera nazione nigeriana, strumentalizzando la religione per fini eversivi. Da rilevare che il nome ufficiale di questa formazione è “Jamà atu Ahlis Sunna Lidda’ awati wal-Jihad”, che in lingua araba vuol dire “Gente dedita alla propagazione degli insegnamenti del Profeta e al Jihad”. La maggioranza di coloro che militano nel movimento è priva d’istruzione e disoccupata, anche se i finanziatori del movimento estremista sono benestanti. Stando ad indiscrezioni della società civile, a parte un coinvolgimento del salafismo di matrice saudita, lo stesso che ha foraggiato alacremente Al Qaeda in giro per il mondo, vi sono evidenti complicità interne al “sistema Paese”, come vedremo più avanti approfonditamente, sia nelle forze armate nigeriane come anche nel parlamento federale. Ma proprio perché stiamo parlando del più popoloso paese dell’Africa sub-sahariana, segnato dalla difficile coesistenza di oltre 250 etnie, le cui rivalità peraltro non si esauriscono nella contrapposizione tra il nord prevalentemente musulmano e il sud a maggioranza cristiana, è importante riflettere sulla strategia del terrore messa a punto da questa formazione jihadista.

