Leone XIV: «In un mondo lacerato e senza pace, camminare insieme»

Le veglia di Pentecoste, nell’ambito del Giubileo dei movimenti e delle associazioni. La parola chiave: sinodalità. «Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme»,, le parole del Papa, La “storia” «prende forma solo nella modalità del vivere insieme». Il contrario è mortale

In un mondo lacerato e senza pace, «lo Spirito Santo ci educa a camminare insieme». C’è la «sinodalità» nel cuore dell’omelia che Papa Leone XIV ha pronunciato ieri sera, 7 giugno, durante la veglia di Pentecoste, nell’ambito del Giubileo dei movimenti, delle associazioni e delle nuove comunità. Una parola, ha spiegato il pontefice, che «esprime felicemente il modo in cui lo Spirito modella la Chiesa», e che è risuonata in piazza san Pietro come una sorta di appello accorato contro ogni divisione e conflitto.

«Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme», ha sottolineato il vescovo di Roma mostrando quale scenario si potrebbe concretizzare accogliendo il disegno del Padre. «La terra riposerà, la giustizia si affermerà, i poveri gioiranno, la pace tornerà se non ci muoveremo più come predatori, ma come pellegrini – ha detto – Non più ognuno per sé, ma armonizzando i nostri passi ai passi altrui. Non consumando il mondo con voracità, ma coltivandolo e custodendolo, come ci insegna l’Enciclica Laudato si’».

Una strada, secondo il pontefice, che ci viene indicata proprio dal giorno di Pentecoste. «Maria, gli Apostoli, le discepole e i discepoli che erano con loro furono investiti da uno Spirito di unità, che radicava per sempre nell’unico Signore Gesù Cristo le loro diversità – ha ricordato -. Non molte missioni, ma un’unica missione. Non introversi e litigiosi, ma estroversi e luminosi». In questa vigilia, ha aggiunto il Papa, «siamo profondamente coinvolti dalla prossimità di Dio, dal suo Spirito che unisce le nostre storie a quella di Gesù. Siamo coinvolti, cioè, nelle cose nuove che Dio fa, perché la sua volontà di vita si realizzi e prevalga sulle volontà di morte».

È in quest’ottica, ha continuato Leone XIV, che «tutta la creazione esiste solo nella modalità dell’essere insieme, talvolta pericoloso, ma pur sempre un essere insieme». E ciò che noi chiamiamo “storia” «prende forma solo nella modalità del riunirsi, del vivere insieme, spesso pieno di dissidi, ma pur sempre un vivere insieme». Il contrario è mortale, «ma purtroppo è sotto i nostri occhi, ogni giorno». Secondo il pontefice, proprio «“Sinodalità” è il nome ecclesiale di questa consapevolezza», senza la quale, «tutto appassisce, anche il più originale dei carismi». In questa parola, ha spiegato, «risuona il syn – il con – che costituisce il segreto della vita di Dio. Dio non è solitudine. Dio è “con” in sé stesso – Padre, Figlio e Spirito Santo – ed è Dio con noi. Allo stesso tempo – ha aggiunto – sinodalità ci ricorda la strada – odós – perché dove c’è lo Spirito c’è movimento, c’è cammino. Siamo un popolo in cammino – ha rimarcato il Papa -. Questa coscienza non ci allontana ma ci immerge nell’umanità, come il lievito nella pasta, che la fa tutta fermentare». Come l’amore ci rende familiare il profumo di una persona cara, ha aggiunto Prevost, «così riconosciamo stasera l’uno nell’altro il profumo di Cristo. È un mistero che ci stupisce e ci fa pensare».

La veglia è iniziata alle 20. Il pontefice ha fatto un giro della piazza in Papamobile e ha benedetto diversi bambini. Poi è stato accolto sul sagrato dall’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto della Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, che ha presentato al Papa alcuni nomi delle molte realtà ecclesiali presenti. Un «segno evidente della grande opera di evangelizzazione che viene svolta da ognuno di loro con convinzione e credibilità», ha detto il presule.

Dopo la preghiera introduttiva, è stato eseguito il Veni Creator mentre alcune persone, in rappresentanza delle associazioni e dei movimenti, si sono accostate al cero pasquale posto accanto all’ambone da dove hanno attinto la luce per accendere sette lampade. Proprio guardando a loro, il Papa ha sottolineato nell’omelia: «Questa piazza San Pietro, che è come un abbraccio aperto e accogliente, esprime magnificamente la comunione della Chiesa, sperimentata da ognuno di voi nelle diverse esperienze associative e comunitarie, molte delle quali rappresentano frutti del Concilio Vaticano II».

Da qui la sua esortazione a essere «palestre di fraternità e di partecipazione, non solo in quanto luoghi di incontro, ma in quanto luoghi di spiritualità». Lo Spirito di Gesù cambia il mondo, ha detto il pontefice, «perché cambia i cuori». Ispira infatti «quella dimensione contemplativa della vita che sconfessa l’autoaffermazione, la mormorazione, lo spirito di contesa, il dominio delle coscienze e delle risorse». Dove questo avviene, «c’è gioia, gioia e speranza», ha sottolineato Leone XIV, secondo cui «l’evangelizzazione non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si diffonde da vite cambiate dal Regno di Dio. È la via delle Beatitudini – ha aggiunto -, una strada che percorriamo insieme, tesi fra il “già” e il “non ancora”, affamati e assetati di giustizia, poveri di spirito, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace».

Per seguire Gesù su questa via da Lui scelta, ha spiegato il Papa, «non occorrono sostenitori potenti, compromessi mondani, strategie emozionali». Perché «l’evangelizzazione è opera di Dio e, se talvolta passa attraverso le nostre persone, è per i legami che rende possibili». In questo senso, il pontefice ha invitato le associazioni e i movimenti a essere «legati profondamente a ciascuna delle Chiese particolari e delle comunità parrocchiali dove alimentate e spendete i vostri carismi. Attorno ai vostri vescovi e in sinergia con tutte le altre membra del Corpo di Cristo agiremo, allora, in armoniosa sintonia».

Le sfide che l’umanità ha di fronte, ha concluso il Papa, «saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile, se insieme obbediremo allo Spirito Santo!» Dopo il rinnovo delle promesse battesimali e l’invocazione allo Spirito Santo, Leone XIV ha guidato la recita del Pater Noster e impartito la benedizione. Il canto del Regina Caeli ha concluso la veglia.

8 giugno 2025