Libia: 1.500 profughi in Italia grazie a nuovo corridoio umanitario

Nell’arco di tre anni, 600 persone saranno trasferite in strutture del Sistema accoglienza integrazione; altre 900 accolte dalle associazioni. Sant’Egidio: «Una nuova via di salvezza»

È ufficialmente attivo il corridoio umanitario che permetterà a 1.500 tra rifugiati e persone che necessitano di protezione internazionale provenienti dalla Libia di mettersi in viaggio e trovare un luogo sicuro in Italia. È il risultato del nuovo protocollo d’intesa firmato ieri, 20 dicembre, tra ministero dell’Interno, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Inmp. «Con la firma di questo secondo protocollo si apre una via di salvezza per i tanti che vivono l’incubo di soprusi e di violenze in Libia, sull’altra sponda del Mediterraneo», è il commento del presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.

Il protocollo ha durata triennale e riguarderà persone costrette a fuggire dai loro Paesi a causa di guerre e violenze, che si trovano temporaneamente in Libia. Tra loro, bambini, donne vittime di tratta, persone sopravvissute alla violenza e alla tortura e persone in gravi condizioni di salute, che saranno individuate dall’Unchr, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e l’Arci. Il nuovo protocollo segue il primo, del 2021, e rinnova l’impegno già avviato dall’Italia nel 2017, che ha permesso l’arrivo di 1.400 persone nel nostro Paese, grazie a meccanismi di evacuazione o tramite i corridoi umanitari.

Nello specifico, delle 1.500 persone che arriveranno, 600 saranno trasferite in strutture del Sistema accoglienza integrazione (Sai), a carico del ministero dell’Interno, mentre 900 saranno accolte dalle associazioni secondo il modello dei corridoi umanitari e distribuite in tutto il territorio nazionale: 400 dalla Comunità di Sant’Egidio, 300 dall’Arci e 200 dalla Federazione delle Chiese evangeliche. «Per loro realizzeremo quello stesso percorso dei corridoi umanitari che è già riuscito a salvare dai gravi rischi dei viaggi in mare oltre 6.500 persone in Europa, con un modello che riesce a coniugare accoglienza e integrazione. Ma è anche la dimostrazione che il nostro Paese e il nostro continente possono affrontare e gestire un fenomeno come quello dell’immigrazione con efficacia e, al tempo stesso, con la dovuta umanità».

Di ruolo cardine dell’Italia nella protezione delle persone in fuga ha parlato Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. «I canali sicuri come le evacuazioni sono una misura salva vita e un segno importante di solidarietà e di umanità. Nel mondo oggi sono 114 milioni le persone costrette alla fuga. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per ampliare i canali sicuri, incluso il reinsediamento, permettendo ai rifugiati di ricostruire la propria vita in sicurezza e dignità».

21 dicembre 2023