Libia, Conte: «Nessuno spazio per soluzione militare»

Il premier ha ribadito l’approccio dell’Italia alla crisi libica, nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi col primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte

«La nostra posizione è chiara, coerente. Non vi è alcun spazio per una soluzione militare che finirebbe solo per acuire le sofferenze del popolo libico e l’instabilità dell’intera regione». Lo ha affermato il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, incontrando i giornalisti al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro del Regno dei Paesi Bassi, Mark Rutte, ieri, 15 gennaio. Nel corso del colloquio, ha spiegato, è stato ribadito «l’approccio dell’Italia alla crisi libica», anche visto «l’approssimarsi della Conferenza di Berlino. L’Italia – ha ricordato il premier – è concentrata da tempo perché questa crisi libica sia indirizzata verso un percorso politico e una soluzione politica». Con Rutte, ha proseguito, «abbiamo condiviso un forte impegno congiunto, in particolare all’interno dell’Unione europea, per promuovere una sostenibile soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite». L’idea è di cercare di ottenerla già alla Conferenza di Berlino.

Per questo, «premessa indispensabile è che si mantenga il cessate il fuoco, la tregua tra opposte fazioni». Conte ha auspicato che «si apra un confronto intralibico in grado di consegnare ai libici un futuro di prosperità, di benessere e di autonomia e indipendenza. L’Italia – ha assicurato – continuerà in questa intensa azione diplomatica per fare in modo che questa finestra di opportunità diventi concreta ed effettiva. Ci batteremo perché l’Ue possa avere con noi questo ruolo quale migliore garanzia per un futuro indipendente per la Libia».

Il presidente del Consiglio italiano ha riferito anche della «preoccupazione comune» condivisa con Rutte rispetto alle ondate di tensione in Medio Oriente. «In particolare – ha detto – abbiamo convenuto l’opportunità di intensificare gli sforzi politici e diplomatici per riportare la situazione in una condizione di normalità per ristabilire la sicurezza nell’area. Occorre assolutamente scongiurare che le tensioni in atto impattino sulla fragile stabilità dell’intera regione», ha proseguito, ricordando che «l’Italia è in prima linea nel contrasto al terrorismo nell’ambito della coalizione anti-Daesh». Una responsabilità, questa, «di cui avvertiamo il peso; contribuiamo con un contingente militare, in particolare in Iraq: è un impegno molto apprezzato, che ci viene riconosciuto a livello internazionale». Conte ha garantito che «siamo disponibili a mantenere questo impegno nel rispetto della sovranità irachena . Ci premuniremo sempre che ci siano assicurate adeguate condizioni di sicurezza nel territorio», ha aggiunto.

Quindi, il premier ha annunciato che «è in atto un coordinamento tra i partner europei per capire quale sia il contributo che l’Ue può dare per recuperare la stabilità regionale. Faremo di tutto – ha detto – per assicurare che queste iniziative siano coordinate; il coordinamento è indispensabile, soprattutto in questa fase perché solo così potremo avere garanzia di raggiungere risultati concreti positivi in un contesto molto complesso, molto pericoloso». Un’esigenza, quella della «piena fiducia» tra gli Stati Ue, evidenziata da Conte in vista di un rilancio del progetto europeo. Rispetto alla Conferenza sul futuro dell’Europa, poi, il premier ha ricordato «l’idea di promuovere in Italia un grande dibattito che coinvolga il Parlamento e tutte le forze sociali e culturali interessate per cercare di elaborare una proposta da poter condividere in sede europea».

Ancora, nel corso del colloquio si è parlato di «crescita» e di «occupazione, soprattutto per i nostri giovani» ma anche di «transizione verso un’economia rispettosa dell’ambiente». Nelle parole di Conte, «quanto mai urgente e necessario» anche «un governo europeo strutturale dei flussi migratori», con una «gestione europea dei rimpatri, della redistribuzione». Tra i temi affrontanti infine anche i «progressi sul processo di allargamento ai Balcani occidentali, a partire dai negoziati di adesione con Tirana e Skopije», la Brexit e il completamento dell’unione bancaria europea con «il giusto grado di solidarietà tra Paesi».

16 gennaio 2020