Libro di Mario Agnes e Zappella sul pontificato di Giovanni Paolo II

Sepe e Riccardi alla presentazione del volume articolato in due tomi. Il cardinale: «Un Papa dalla profonda spiritualità». Lo storico: «Ha cambiato la storia con la forza debole della fede»

 

«Il Signore, padrone della storia e dei nostri desideri, ha stabilito che il mio pontificato fosse quello di un Papa pellegrino dell’evangelizzazione, per percorrere le vie del mondo portando in ogni luogo il messaggio di salvezza». Con queste parole, pronunciate nell’aeroporto di Città del Messico il 6 maggio 1990, Giovanni Paolo II «rivela quale sia l’ispirazione che anima il suo servizio petrino, la finalità ultima della sua azione pastorale, la direttrice di fondo che guida la sua missione ecclesiale, il senso globale del suo pontificato». L’analisi e sintesi del papato di Wojtyla, racchiuse in queste parole, appartiene a Mario Agnes, direttore dell’Osservatore Romano dal 1984 al 2007, e Michele Zappella, che con il quotidiano della Santa Sede ha collaborato dal 1985 al 2005. I due autori hanno dato alle stampe il libro in due tomi “Giovanni Paolo II: linee di un pontificato”, pubblicato dalla Libreria Editrice Redenzione.

Presentato a Roma il 13 novembre dallo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli – il quale ha scritto anche la prefazione al volume -, il lavoro attinge abbondantemente alle fonti magisteriali (gli scritti del Pontefice polacco sono contenuta in 54 volumi di “Insegnamenti”), ovvero ai discorsi, alle encicliche, ai messaggi, alle omelie, alle esortazioni e alle costituzioni apostoliche, ma anche a tutte le altre opere del Papa, precedenti e successive all’elezione al soglio di Pietro. Circa 1.300 pagine in cui Agnes e Zappella provano a raccontare il lungo pontificato di Wojtyla in una sorta di enciclopedia della storia stessa dell’umanità, nella quale Giovanni Paolo II si è immerso, vivendola e cambiandola.

«Wojtyla è stato un Papa, un prete e un pastore ma, soprattutto, un uomo non rassegnato, desideroso di cambiare la storia – spiega Riccardi, a pochi giorni dal venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino – con la forza debole della fede e dell’incontro». Anzi, sono stati talmente tanti gli incontri, che Ratzinger lo ha definito «l’uomo che ha incontrato più gente al mondo». E pensare, continua Riccardi, «che quando arriva al Concilio, il giovane Karol non aveva mai viaggiato e anzi era stato fuori anche dal circuito della comunicazione. Ciò che ha imparato lo deve allora proprio agli incontri e ai viaggi che lui ha saputo utilizzare come strumento principe per l’evangelizzazione». Diceva, infatti: «Io non sono solo il successore di Pietro ma anche di Paolo», riferendosi al santo che, per annunciare Dio, ha percorso, in tempi privi di mezzi di trasporto, ben oltre 13mila chilometri. Giovanni Paolo II, come Paolo, nei suoi viaggi si presenta come pellegrino. La novità, però, è qui: «Un Papa che non solo “sta” nella sua sede – scrivono i due autori -, ma che “va” in ogni angolo della terra. Un Papa che non solo attende e accoglie le genti, ma che è atteso e accolto dalle genti».

Divisa in tre sezioni, l’opera affronta il tema dell’universalità della Chiesa cattolica, a cui segue quello della ecclesialità – che ha avuto il suo apice nel grande Giubileo del 2000, chiave interpretativa dell’intero pontificato di Giovanni Paolo II – e in ultimo quello della spiritualità che il cardinale Sepe ricorda di aver visto noi tutti testimoniare quotidianamente da «quel gigante» che è stato il Papa polacco. Soprattutto negli anni della malattia: «Con la sua profonda spiritualità e con la sua infinita umanità – conclude Sepe -, questo Papa ha predicato e ha vissuto in se stesso il Vangelo della sofferenza, testimoniandolo direttamente e sino alla fine».

14 novembre 2014