L’incontro di Zuppi con donne e familiari di prigionieri ucraini

La delegazione dall’Ucraina ha potuto salutare il Papa dopo l’udienza generale e al presidente Cei ha consegnato altri elenchi con oltre 6mila nomi. L’abbraccio del cardinale con un prigioniero liberato

Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi ha incontrato questa mattina, 18 febbraio, una delegazione di donne e familiari di prigionieri e disperi di guerra, stringendo in un abbraccio Oleg Muslov prigioniero ucraino, liberato 8 mesi fa. La delegazione, accompagnata dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash, ha potuto salutare il Papa dopo l’udienza generale e ha consegnato nelle mani del cardinale altri elenchi con oltre 6mila nomi.

«Sono stato liberato 8 mesi fa. Faccio fatica a parlare. Non so cosa dire. Ai medici in prigione non interessava se fossimo sani ma solo sapere che eravamo vivi. Potete quindi immaginare in che condizioni ci trattavano», ha detto Muslov. Il cardinale, da parte sua, ha espresso il desiderio di ascoltare. «Sappiate che questa è una casa dove la vostra sofferenza è la nostra sofferenza – le sue parole -. Preghiamo che i colloqui possano portare una pace giusta e il ritorno a casa delle persone che voi amate. La Chiesa farà tutto quello che può – ha assicurato – per favorire il ritorno dei prigionieri e la restituzione delle salme. Avete incontrato oggi il Papa e il Papa vi porta nel cuore. Porta nel cuore l’Ucraina e la pace».

Il presidente dei vescovi ha raccontato di aver visto una foto che ritraeva «una donna che ha potuto riabbracciare suo marito. Questa donna era qui. Spero che ce ne siano tante altre di queste foto e di questi abbracci e che anche voi possiamo abbracciare i vostri cari». Quindi ha ricordato che oggi, mercoledì 18 febbraio, comincia per i cristiani la Quaresima, «il tempo che prepara la Pasqua. Quello che avete descritto è una lunga quaresima ma noi aspettiamo la Pasqua che vuol dire pace. Vuol dire riabbracciare la persona che si ama. Vuol dire anche riavere la salma delle persone care. Faremo di tutto e tutte le pressioni possibili – ha ribadito – perché questa Pasqua avvenga, perché la vostra angoscia e la vostra disperazione possano avere risposta. Vi ringrazio – ha aggiunto – perché nelle vostre storie avete parlato tanto di preghiera. La preghiera, è vero, può darci tanta forza. Dio ascolta la nostra preghiera e troverà la via perché si possa realizzare. Siate certi che anche noi con voi contiamo i giorni. I vostri mariti, i vostri figli, i vostri fratelli sono anche i nostri. Ogni numero è un nome. Ogni nome è una persona. Ogni persona è un mondo intero. Per questo preghiamo per voi e faremo tutto il possibile perché venga presto la Pasqua della pace».

18 febbraio 2026