Il Papa: nelle Ceneri poste sul capo, «il peso di un mondo che brucia»

Leone ha citato le parole profetiche di Paolo VI presiedendo, a Santa Sabina, la celebrazione che dà inizio al cammino quaresimale. L’invito a orientare al Dio della vita «con sobrietà e con gioia, tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore»

Le chiese dell’Aventino hanno visto il ritorno del pontefice per il tradizionale appuntamento del Mercoledì delle Ceneri, dopo che lo scorso anno a presiedere il rito fu il penitenziere maggiore Angelo De Donatis, delegato da Papa Francesco, in quei giorni ricoverato al Gemelli. La celebrazione è iniziata con la liturgia stazionale nella chiesa di Sant’Anselmo e la processione penitenziale verso la basilica di Santa Sabina. Guidata per la prima volta da Papa Leone XIV, vi hanno preso parte 25 cardinali, 19 vescovi, i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Quindi il Santo Padre ha presieduto la Messa con la benedizione e l’imposizione delle ceneri, che a lui sono state imposte dal cardinale De Donatis.

Durante l’omelia, il Papa ha sottolineato l’importanza di riscoprire «con gioia sempre nuova la grazia di essere Chiesa». Riprendendo la lettura del profeta Gioele, ha ricordato che «la Quaresima, anche oggi, è un tempo forte di comunità: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne”. Sappiamo come sia sempre più difficile radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto». Riconoscere il male che «ha toccato i cuori», ha continuato Leone, è «un atteggiamento controcorrente, ma quando è così naturale dichiararsi impotenti davanti a un mondo che brucia, costituisce una vera e propria alternativa, onesta e attraente. Sì, la Chiesa esiste anche come profezia di comunità che riconoscono i propri peccati. Il peccato è sempre personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. Opporre all’idolatria il Dio vivente significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino».

(foto: Vatican Media)

In questo quadro, «come è raro trovare adulti che si ravvedono, persone, imprese e istituzioni che ammettono di avere sbagliato – ha proseguito il Papa -. Oggi, fra noi, si tratta proprio di questa possibilità. E non è un caso che numerosi giovani, anche in contesti secolarizzati, avvertano più che in passato il richiamo di questo giorno, il Mercoledì delle Ceneri. Sono loro, infatti, i giovani, a cogliere distintamente che un modo di vivere più giusto è possibile e che esistono delle responsabilità per ciò che nella Chiesa e nel mondo non va. Occorre, dunque, cominciare da dove si può e con chi ci sta». Il pontefice ha sottolineato quindi «la portata missionaria della Quaresima» per aprirsi «a tante persone inquiete e di buona volontà», perché ci sollecita «a quelle inversioni di marcia – conversioni – che rendono più credibile il nostro annuncio».

Ancora, ha ricordato che sessant’anni fa san Paolo VI volle celebrare pubblicamente il rito delle Ceneri durante un’udienza generale nella basilica di San Pietro e la profezia delle parole di Papa Montini: «Noi oggi possiamo sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura. “Dov’è il loro Dio?”, si chiedono i popoli. Sì, carissimi, ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione». Leone ha concluso citando «l’antica tradizione romana delle stationes quaresimali» con l’invito a orientare al Dio della vita «con sobrietà e con gioia, tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore».

19 febbraio 2026