Lo Zimbabwe volta pagina
Dopo 37 anni passati al potere, si è dimesso il presidente Robert Mugabe. Il portavoce dei vescovi: «Uno sviluppo inaspettato. Ora la popolazione anela a migliorare le condizioni economiche e a una vera democrazia»
Da Harare, la Capitale dello Zimbabwe, fratel Alfonce Kugwa, coordinatore nazionale della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale locale, racconta l’esplosione della «gioia popolare» alla notizia delle dimissioni di Robert Mugabe. Il presidente, al potere dal 1980, ha rassegnato ieri, 21 novembre, le sue dimissioni, dopo giorni di duro confronto con la direzione del suo partito, lo Zanu-Pf, e l’esercito che aveva preso il controllo dei punti chiavi della Capitale. «È stato uno sviluppo inaspettato – riferisce il religioso all’Agenzia Fides -: si temeva che l’ex presidente resistesse ancora alle pressioni per farlo dimettere». Niente di tutto questo: il 24 novembre, ha annunciato oggi il presidente del Parlamento Jacob Mudenda, il vice presidente “dimissionato” da Mugabe all’inizio del mese Emmerson Mnangagwa giurerà come nuovo Capo dello Stato ad interim.
Se è vero che il Paese volta pagina, è altrettanto vero che è ancora presto per capire in quale direzione si incamminerà. La popolazione, rileva fratel Alfonce, si aspetta soprattutto «un netto miglioramento delle condizioni economiche del Paese e una maggiore stabilità politica, con la possibilità di fare esperienza di una vera democrazia». Nell’immediato, «auspichiamo la fine del clima di violenza e di terrore. La gente viveva nella paura», continua. Ora invece la speranza è che «il nuovo sistema politico che andrà a formarsi nell’era post Mugabe porti vere opportunità di sviluppo, soprattutto per le giovani generazioni». Negli ultimi 20 anni infatti la cattiva gestione economica del regime di Mugabe ha distrutto il sistema agricolo nazionale, uno dei più prosperi dell’Africa australe, costringendo milioni di cittadini ad emigrare in Sudafrica o in località più lontane.
22 novembre 2017

