L’onda lunga della crisi

Licenziamenti, aziende in fuga, negozi chiusi, crollo dell’edilizia: Roma non esce dal tunnel. Disoccupazione dal 5,8 al 9,8% in 10 anni

Licenziamenti, aziende in fuga, negozi chiusi, crollo dell’edilizia: Roma non esce dal tunnel. Disoccupazione dal 5,8 al 9,8% in 10 anni. Tra le priorità, il turismo

Lettere di licenziamento, saracinesche abbassate, aziende che abbandonano la Capitale. Le conseguenze della crisi economica che ha colpito Roma alimentano il numero dei disoccupati, cresciuto negli ultimi dieci anni del 4 per cento. I sindacati hanno messo a fuoco questo trend con numeri precisi: la percentuale dei disoccupati nell’ultimo decennio è cresciuta dal 5,8 al 9,8%, la disoccupazione giovanile è aumentata del 17,6%, passando dal 15,7 al 33,3%. In pratica, un giovane su tre a Roma non ha un lavoro. Nell’edilizia sono stati cancellati 35mila posti di lavoro dal 2008 a oggi. Dati raccolti in un dossier che Cgil, Cisl, Uil e le associazioni di categoria hanno presentato all’amministrazione comunale, alla Regione e al governo nazionale. Il documento contiene anche una serie di proposte per rilanciare l’occupazione. Strategie che riguardano diversi settori, dall’innovazione al turismo, dalla mobilità allo sviluppo. Tra le priorità indicate, quella di rafforzare il legame tra ricerca, innovazione e tessuto imprenditoriale. E poi un piano per il turismo, che preveda il miglioramento dei collegamenti e della qualità dei servizi turistici e dell’offerta ricettiva.

In concreto, «bisogna rilanciare la nuova Fiera di Roma e costituire il polo unico delle fiere e dei congressi che raggruppi tutte le aree congressuali della Capitale – si legge nel documento -. In questo modo sarà possibile far ripartire l’industria turistica del business che finora non è riuscita a decollare nonostante notevolissimi investimenti in alcune strutture». Una priorità indicata anche dal presidente di Confesercenti Roma e Lazio Valter Giammaria, nella lettera che ha inviato al sindaco Virginia Raggi. Tre pagine in cui indica anche i numeri della crisi del settore. «Nel 2016 hanno chiuso oltre 2.500 attività e 8mila posti di lavoro sono andati persi. Sono oltre 10mila i locali commerciali sfitti», si legge. Di qui la proposta: «Occorre intercettare la domanda del turismo internazionale che vede in Roma una importante meta da visitare. Si pensi al valore economico che rappresenterebbe un investimento sul turismo congressuale e fieristico, che sembra invece non interessare per la carenza di infrastrutture».

Non solo turismo ma anche innovazione. Secondo il presidente di Unindustria Filippo Tortoriello bisogna valorizzare il Digital innovation hub, che sarà realizzato al Polo tecnologico. «Grazie alla collaborazione col mondo accademico e della ricerca, può creare uno sviluppo economico che consenta alle aziende di essere competitive sui mercati internazionali – spiega -. I risultati di questi processi non si potranno vedere in tempi brevi ma questo progetto rappresenta un cambiamento culturale molto importante». Le vertenze nel frattempo continuano. Sono state recapitare le lettere di licenziamento ai 669 lavoratori di Roma Multiservizi, in seguito alla scadenza dell’appalto per i servizi di pulizia e manutenzione ordinaria dei mezzi Atac. Sarebbero invece circa 1.800, secondo le stime dei sindacati, i posti di lavoro a rischio per il personale Alitalia residente a Roma, Fiumicino e nei Comuni limitrofi. Per la sede di Roma del call center Almaviva sono definitivi i 1.666 licenziamenti scattati alla fine dello scorso anno, cui è seguito un piano del Governo.

Mentre alcune aziende licenziano i propri dipendenti, altre fuggono dalla Capitale. Consodata (ex Pagine Gialle), azienda di business information, ha annunciato di voler chiudere la sede di Roma, dove lavorano 80 persone. La Esso sta per trasferirsi a Genova. E ancora prima Sky ha annunciato che avrebbe trasferito circa duecento dipendenti nella sede di Milano, lasciando nella Capitale solo un piccolo presidio. Una scia di fumo nel mare della crisi.

10 luglio 2017