Marzo 1983, l’annuncio di una grande mensa per i poveri

La novità fra le tre microrealizzazioni per la Giornata della Carità di quell’anno. Prima tappa verso l’apertura a Colle Oppio

«Con Giovanni siamo partiti per il Brasile otto giorni dopo la celebrazione del nostro matrimonio». A parlare è una giovane sposa, che, insieme al marito, ha voluto vivere un’esperienza fuori dal comune ed ora desidera raccontarla. «Mio marito lavora presso una banca come rappresentante. Io scelsi di impegnarmi come insegnante volontaria presso una scuola di un villaggio poverissimo, per insegnare a leggere ai bambini».

Ora è tornata in Italia, e cerca nei ricordi un bilancio di ciò che ha fatto: «Alcuni bambini hanno lasciato la scuola sapendo almeno leggere i titoli dei giornali, ma io ho imparato a conoscere tante cose che vengono nascoste: bambini che vengono a scuola senza aver mangiato o che se ne vanno per andare a rubare nei quartieri ricchi, famiglie di dieci persone che vivono nelle baracche con meno di 250 mila lire al mese, una durata media della vita che si aggira intorno ai 30 anni… E tante altre cose».

Una testimonianza, questa, che può essere presa ad emblema del discorso delineato dalla Caritas di Roma durante le 5 domeniche di Quaresima e che culmina, oggi, nella celebrazione della Giornata della Carità, momento di sensibilizzazione e di revisione comunitaria sul modo in cui si vive la dimensione quotidiana della carità. Emblema che diventa quasi conclusivo, dicevamo, perché dimostra come sia possibile, in pratica, aprirsi all’amore del prossimo anche all’interno della famiglia – tema che ha rappresentato il filo conduttore di queste settimane e che si ripropone puntualmente oggi all’insegna dello slogan «Famiglia comunità aperta alla gratuità».

Certo, non è facile parlare di carità. La stessa espressione «fare la carità» rischia di divenire ambigua o di perdere, comunque, il suo significato più profondo, laddove si trasformi in un impegno che si limita al portafoglio. Ecco perché, più che di «carità», molti preferiscono parlare di giustizia (ma in fondo è la stessa cosa). Dice la Caritas: «e di giustizia che hanno bisogno gli affamati del Terzo Mondo, e non di pietà o di elemosina. Di giustizia hanno bisogno gli immigrati e i profughi presenti nella nostra città e quanti subiscono la durezza di un mondo inumano: sfrattati, disoccupati, malati di mente, famiglie disgregate, giovani che non hanno più speranza di trovare un’occupazione».

Ed è in questi termini che va posto anche il discorso sulla odierna Giornata della Carità: «Dio vuole essere incontrato dove non lo cerchiamo» è lo slogan che compare sul manifesto diffuso dalla Caritas, accanto ad una foto raffigurante un anziano solo, emarginato, tra una folla anonima ed indecifrabile. «è l’impegno della condivisione» dice il presidente della Caritas diocesana, Mons. Di Liegro «che viene riproposto a tutti i cristiani. Condivisione che si deve trasformare in un impegno di collaborazione, di aiuto agli emarginati e di servizio per la promozione umana. Del resto i poveri sono il luogo in cui Dio è visibilmente presente, ed è lì che vuole essere incontrato».

Ma, allora, che cosa si deve fare, in concreto? Per tradurre in pratica tutti questi motivi di impegno, la Caritas propone tre microrealizzazioni: aiuto ai lavoratori del Ghana espulsi dalla Nigeria, con la spedizione di medicinali ogni due mesi per 10 mesi e un preventivo di spesa di 30 milioni per ogni spedizione; l’entrata in funzione (per Pasqua) di un ambulatorio medico per profughi ed immigrati che non possono usufruire del servizio sanitario pubblico, presso il Centro di Accoglienza Caritas in Via Magenta, per una spesa di circa 20 milioni; ed infine la realizzazione di una grande mensa popolare sul Colle Oppio per una distribuzione giornaliera gratuita di mille pasti (il costo di un pasto è di circa 5.000 lire). L’apertura di questo servizio è prevista per l’inizio della prossima estate e sanerà solo in parte le enormi difficoltà dei tanti poveri (sia romani che immigrati) che vivono nella nostra città. I buoni-pasto necessari per poter accedere alla mensa saranno messi in distribuzione presso parrocchie e circoscrizioni. (di Marco Tucci)

20 marzo 1983