Mattarella: Auschwitz, «abisso più oscuro nella storia dell’umanità»

Posticipata di un giorno la celebrazione al Quirinale. «Luogo di morte per antonomasia, è conseguenza diretta delle leggi razziste, ignominiosamente emanate anche in Italia dal regime fascista e della furia antiebraica nazista»

All’indomani della cerimonia di Auschwitz nell’80° anniversario dell’apertura dei cancelli del «più grande campo di sterminio che la storia ricordi», il 27 gennaio 1945, si è svolta questa mattina, 28 gennaio, al Quirinale la celebrazione del Giorno della memoria – con un giorno di ritardo, appunto -, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sul palco, una riproduzione dell’opera di Emilio Isgrò, famoso per le sue cancellature sui “Provvedimenti per la difesa della razza italiana” del 17 novembre 1938. In platea, oltre ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Antonio Tajani, i ministri della Difesa Guido Crosetto, dell’Interno Matteo Piantedosi, dell’Istruzione Giuseppe Valditara e della Cultura Alessandro Giuli.

«Luogo di morte per antonomasia, simbolo tetro e incancellabile, testimonianza dell’abomino di cui è capace l’essere umano quando abbandona il diritto, la tolleranza, il rispetto e si incammina sulla strada dell’odio, della guerra, del razzismo, della propria dignità, della barbarie, Auschwitz – ha detto Mattarella – è la conseguenza diretta delle leggi razziste, ignominiosamente emanate anche in Italia dal regime fascista e della furia antiebraica nazista, di cui il regime fascista e la Repubblica di Salò furono complici e collaboratori, fino alla “soluzione finale”. Auschwitz rappresenta l’abisso più profondo e oscuro mai toccato nella storia dell’umanità», ha aggiunto.

Una ferita «mai del tutto rimarginata», anche dopo la definitiva sconfitta del nazifascismo in Europa. «Era arrivata la liberazione. Ma ombre, parole e fantasmi continuarono – e continuano – a generare inquietudine – sono ancora le parole del capo dello Stato -. Sosteneva in quegli anni Primo Levi: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. Cominciava un’era di libertà e di solidarietà, ma il suo avvio era accompagnato da non piena consapevolezza degli orrori più perversi degli anni della guerra, da dubbi sulle prime notizie, talvolta da incredulità rispetto a quanto era avvenuto nei campi nazisti. Lo sa bene chi è sopravvissuto a quella tragica e disumana esperienza», l’omaggio del presidente, che rivolgendosi direttamente a loro ha aggiunto: « Avete portato il peso di sofferenze atroci, trovando dentro di voi la forza di raccontare, di condividere, di far ricordare». Quindi ha sottolineato il loro ruolo come testimoni: «Avete costruito un ponte con le nuove generazioni, trasferendo coraggio, passione, amore per la libertà, ripulsa per l’ingiustizia e la sopraffazione».

Ma lo sterminio nazista «non nacque per un caso. Fu una macchina di morte lucidamente progettata da uomini, utilizzando i ritrovati della tecnica e una accurata organizzazione burocratica, per sopprimere uomini e donne innocenti», ha sottolineato Mattarella, affermando che «Auschwitz è il culmine di un sistema, punto d’approdo di un’ideologia barbara e disumana, l’ignobile frutto di un pensiero e di una mentalità che affondano le radici in secoli di pregiudizi, di razzismo, di antisemitismo, di paura del diverso». Facendo riferimento, quindi, al risorgente antisemitismo, ha assicurato: «Gli italiani di origine ebraica sono in casa propria, quella condivisa con tutti gli altri concittadini, liberi, protetti, rispettati e tali hanno il diritto di sentirsi. È la Costituzione a stabilirlo solennemente. Al posto della discriminazione e della persecuzione – ha aggiunto -, la Costituzione promuove l’eguaglianza e la giustizia. In luogo dell’oppressione, la libertà. Invece dell’indottrinamento e della propaganda che manipola la realtà sino alla menzogna, il confronto e il pluralismo. Al contrario della fede cieca e dell’obbedienza incondizionata, la Costituzione prevede la democrazia, la partecipazione, le garanzie e i controlli»

Quindi l’esortazione: «Abbiamo fiducia nei giovani, nella saggezza dei popoli, nella determinazione di tante donne e tanti uomini in grado di impedire che forze oscure possano prevalere sull’aspirazione naturale dell’umanità alla pace, alla giustizia, alla fratellanza. Ripetiamo allora anche noi, con particolare determinazione in questi nostri giorni, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle case e nelle piazze, quel grido forte e alto, che proviene, ogni giorno e per sempre, dal recinto di Auschwitz: “Mai più!”».

Dal capo dello Stato anche il richiamo all’urgenza di costruire un percorso di pace e di distensione in Medioriente. «Ci preoccupano, a livello generale, l’astio predicato verso altri popoli, altre religioni, altre culture, e, tra gli altri fenomeni, la minaccia continua alla sicurezza e alla stessa esistenza del popolo di Israele – ha detto -, così come quanto, dopo l’orrore del 7 ottobre, è avvenuto di sconvolgente nella Striscia di Gaza, provocando la morte di tante migliaia di innocenti civili palestinesi». Nelle sue parole, «la guerra genera lutti e macerie, la violenza produce violenza e nutre desiderio di vendetta. Bisogna avere il coraggio, la forza, la determinazione di spezzare le catene dell’odio. Diversamente – ha avvertito – non vi sarà mai pace e sicurezza».

Mattarella ha espresso quindi l’auspicio che la tregua in Medioriente venga rispettata e possa trasformarsi in un processo di vera distensione: «La soluzione dei “due Stati, due popoli”, l’unica in grado di cercare di dissolvere i giacimenti di odio che si sono ulteriormente accresciuti». Quindi ha ampliato lo sguardo alla situazione globale, mettendo in guardo dal «rischio concreto che torni in auge, nella società così come nei rapporti internazionali, il nefasto criterio espresso dalle parole “mors tua, vita mea”, sempre foriero di tragedie. Avremmo invece bisogno, tutti e in ogni parte del pianeta, di una nuova stagione all’insegna del dialogo, della collaborazione, della comprensione».

Ancora, «doloroso e inaccettabile», per il presidente della Repubblica, che «vi siano ignobili insulti razzisti alla senatrice Segre, su quei social media che sono nati come espressione di libertà e che rischiano invece, sovente, di diventare strumento di violenza e di negazione di diritti. Occorre mettervi un argine. Sono reati gravi, che vanno perseguiti a tutela della libertà e della giustizia». Presente al Quirinale, la stessa Segre ha affermato, risposto a una studentessa che le chiedeva come vivere senza conflitti, che «l’accoglienza risolverebbe tutti i problemi».

28 gennaio 2025