Mediterraneo, si muore ancora

170 le vittime di due distinti naufragi avvenuti negli ultimi giorni. Tra loro un bambino di 2 mesi. Il Papa: «Cercavano un futuro per la loro vita». Il presidente Mattarella: «Profondo dolore»

In 117 sono morti in un primo naufragio, a nord della Libia, venerdì 18 gennaio. A raccontarlo, i tre sopravvissuti: erano partiti in 120. Altri 53 sono morti nel naufragio di sabato 19 nel mare di Alborán, nel Mediterraneo occidentale. Stavolta, a darne notizia è l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. «È stato riferito – si legge in una nota – che un sopravvissuto, dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio di passaggio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell’imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati». Per loro si è alzata, al termine dell’Angelus in piazza San Pietro, la preghiera di Papa Francesco. «Penso alle 170 vittime, naufraghi nel Mediterraneo – le sue parole -. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo».

Filippo Grandi UNHCRNel 2018, informano dall’Unhcr, 2.262 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa lungo le rotte del Mediterraneo. «Non si può permettere che la tragedia in corso continui – ha dichiarato l’Alto Commissario Filippo Grandi -. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte all’elevato numero di persone che stanno perdendo la vita alle porte dell’Europa. Nessuno sforzo deve essere risparmiato, o precluso, per salvare le vite di quanti sono in pericolo in mare». Il timore dell’Unhcr è «le azioni degli Stati dissuadano sempre più le ong dall’effettuare operazioni di ricerca e soccorso, e lancia un appello affinché siano revocate immediatamente. Allo stesso tempo – si legge in una nota -, sono necessari sforzi ancora maggiori per impedire che rifugiati e migranti intraprendano viaggi disperati in primo luogo. Sono necessarie più vie sicure e legali di accesso alle procedure d’asilo in Europa per quanti fuggono da guerre e persecuzioni, in modo che nessuno sia costretto a credere che non esista altra possibilità se non quella di affidarsi a trafficanti senza scrupoli».

Dalla Comunità di Sant’Egidio arriva l’invito a «far tacere ogni polemica e mostrare pietà. Non si può far finta di niente: per un senso di umanità, che dovrebbe accomunare tutti, ma anche perché la loro tragedia ci riguarda da vicino». Di fronte a un fenomeno di così ampie proporzioni, «è davvero scandaloso – proseguono – litigare su un piccolo gruppo di persone già salvate ma non sbarcate. L’Unione dovrebbe mettere da parte i litigi e avere il coraggio di avanzare proposte di ampio respiro, le uniche che possono contrastare con efficacia i trafficanti di esseri umani». Il primo passo, secondo la Comunità trasteverina, è «continuare a salvare chi è in pericolo, non solo nel mare ma anche nel deserto e nei campi di detenzione in Africa». Quindi, «occorre intervenire con intelligenza, in modo consistente, nei Paesi di origine dell’immigrazione per consolidare la pace e creare soluzioni occupazionali, a partire dai giovani». Terzo punto: «Pensare a vie di ingresso regolare – come lo sono i corridoi umanitari per chi fugge dalle guerre – perché favoriscono l’integrazione, che è l’unica risposta umanamente, economicamente e socialmente sostenibile a un fenomeno che ci accompagnerà anche nei prossimi anni».

Garantire «un’accoglienza dignitosa». Questa la priorità indicata da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. «Ogni morte, anche se fosse una – afferma -, ci dovrebbe interrogare, ci dovrebbe fare chiedere come una persona sia potuta morire affogata nel Mediterraneo, per quale motivo, e se le politiche messe in atto non siano tra le cause di tali tragedie. Invece sembra che tutto possa essere discusso tranne che le politiche dei singoli stati e dell’Unione europea». Per il religioso, «questa tragedia ci conferma che dobbiamo cambiare direzione; non serve bloccare i flussi migratori – conclude -, non serve chiudere i porti, quello che è veramente urgente è soccorrere e garantire un’accoglienza dignitosa». Sulla stessa linea il commento di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, che invita a «potenziare viaggi sicuri e legali per queste persone sia con un decreto flussi sia con i corridoi umanitari. Inoltre – aggiunge – occorre aumentare la percentuale di Pil da destinare alla cooperazione allo sviluppo con l’Africa». La comunità fondata da Don Benzi ha già accolto due gruppi di migranti arrivati dalla Libia con i corridoi umanitari in novembre e dicembre. L’Europa però, esorta Ramonda, «dovrebbe verificare il rispetto dei diritti umani in Libia».

Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazioneIl presidente di Libera e Gruppo Abele don Luigi Ciotti parla di «un immenso dolore» per delle morti che «devono pesare sulle coscienze di tutti. Basta ai venditori di illusioni – prosegue -, basta a chi fa propaganda su queste tragedie, basta a chi cerca scorciatoie con leggi che negano i diritti, alimentano illegalità e disperazione. Le migrazioni non vanno sottovalutate ma governate in modo intelligente. Ma se non si arresta il modo di pensare oggi prevalente gli effetti saranno devastanti. Ancora più devastanti di quelli che già vediamo intorno a noi. Non ci sentiamo comodamente dalla parte giusta – il monito di don Ciotti -. La parte giusta non è un luogo dove stare ma piuttosto un orizzonte da raggiungere insieme. Nella chiarezza e nel rispetto delle persone. Non mostrando i muscoli e accanendosi contro le fragilità e la disperazione delle persone».

A margine della cerimonia di inaugurazione di Matera capitale europea della cultura, sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. «Sono rimasto scioccato – ha detto – da questa nuova strage. Noi siamo più convinti di prima a contrastare quei trafficanti che, dopo aver derubato le persone, averle seviziate e torturate, le avviano, su barconi che sono inaffidabili, a morte sicura». Quindi ha assicurato: «Come presidente del Consiglio non avrò pace finché questi trafficanti uno a uno non saranno assicurati alla Corte penale internazionale, perché sono crimini contro l’umanità. Quando avrò smesso questo mio mandato mi dedicherò al diritto penale per perseguirli». Immediato anche il cordoglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini».

Nel frattempo, dopo ore di angoscia, di appelli e di rimbalzi di responsabilità, nella serata di ieri, 20 gennaio, si è sbloccata la situazione relativa al soccorso dei 100 migranti a bordo del barcone in avaria al largo della Libia, da dove era partito. Dopo le sollecitazioni arrivate da Palazzo Chigi, la Guardia costiera libica ha inviato un mercantile per assistere e riportare sulla terra ferma i migranti alla deriva a 60 miglia al largo di Misurata. II cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, ha raggiunto l’imbarcazione e ha avviato il trasbordo delle persone che saranno portate a Misurata, in Libia. È stata così scongiurata quella che poteva essere la terza tragedia in pochi giorni nel Mediterraneo.

21 gennaio 2019