Migranti, Bassetti: il problema non è il numero ma la «cattiva accoglienza»

Il presidente Cei all’incontro “Promuovere e integrare”, nella Sala Koch di Palazzo Madama. «Doverosa condivisione della responsabilità tra i Paesi Ue»

C’era anche il presidente della Cei Gualtiero Bassetti ieri pomeriggio, 22 dicembre, tra i relatori dell’incontro “Promuovere e integrare”, organizzato dall’Ente nazionale del Microcredito, nella Sala Koch di Palazzo Madama a Roma. Al centro, il tema dei migranti, sul quale, è convinto il cardinale, «è doveroso realizzare una condivisione delle responsabilità tra tutti i Paesi europei, che faccia sì che i compiti non ricadano solo sui Paesi di primo arrivo: questo obiettivo va perseguito in sede politica e mai può portare al rifiuto del soccorso e della prima accoglienza di chi è in pericolo».

A delineare il “programma”, nelle parole del porporato, i quattro verbi indicati dal Papa nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018: “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. Parole che «c’interpellano nel profondo e rappresentano un mandato inderogabile per noi come Chiesa, e per chi, come noi, ambisce non solo a stare vicino a chi è momentaneamente in una situazione di fragilità o disagio ma vuole comunque riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice». A ciò «si lega il desiderio di mantenere una società e una comunità umane e accoglienti, dove le differenze possano costituire un reciproco arricchimento e le difficoltà essere una sfida per riuscire a farcela assieme».

Per Bassetti, i quattro verbi di Francesco «costituiscono un atteggiamento e una capacità che dovremmo avere per chiunque abbiamo di fronte – e indipendentemente dal luogo in cui sia nato -, nel momento in cui lo riconosciamo semplicemente come una persona in difficoltà e nostro prossimo». A volte però, denuncia, «pare che in questo Paese, specie negli ultimi anni, si sia rimasti un po’ fermi. A volte non riusciamo neanche a dare compimento ai primi due verbi indicati dal Papa: accogliere e proteggere. Occorre non avere timore di ribadire che ogni vita è sacra e, se in pericolo, va salvata sempre, senza se e senza ma». La stessa contrapposizione “porti chiusi – porti aperti”, è la tesi del cardinale, è «un falso dilemma»: si tratta piuttosto di «capire cosa accade a queste persone una volta arrivate in Italia». La tutela immediata della vita, ha precisato infatti,  è cosa ben diversa da dare la possibilità di ricostruirsi una nuova vita nel Paese di asilo».

È il «dare seguito al promuovere e all’integrare», allora, che rende possibile «realizzare il contributo più significativo alla costruzione di un Paese capace di riconoscere e valorizzare le differenze, affermando pari diritti e pari dignità». La questione migratoria, è la tesi di Bassetti, «prima che giuridica o economica è una questione di verità, rispetto e dignità. Occorre riallargare lo sguardo e aiutare tutti a capire perché tanta gente sia costretta a fuggire in condizioni così tragiche e cosa accade loro una volta arrivati in Europa». Il vero problema oggi «non è il numero dei migranti, che negli ultimi anni non cresce più, ma la “cattiva accoglienza”, che fornisce sì un tetto e del cibo, ma solo quelli, senza favorire l’incontro con il territorio e senza prevedere almeno una qualche forma d’integrazione, come ad esempio corsi di lingua, corsi professionali». Il risultato è che i migranti, «privi di strumenti per orientarsi nella società, vengono di fatto sospinti verso la marginalità e l’irregolarità, che alimentano la paura e l’ostilità da parte di molti italiani».

Il vero problema, ha continuato ancora il presidente Cei, è «la grande quantità di persone presenti nel nostro Paese senza titolo di soggiorno – si stima siano fra le 600mila e le 700mila – o con un titolo di soggiorno che però non possono più rinnovare anche se hanno, nel frattempo, trovato un lavoro». Persone che «non sanno dove andare e cosa fare, diventando così facile preda dello sfruttamento e della criminalità». E gli ultimi interventi legislativi «non sembrano sufficienti a ridurre tale cifra». L’auspicio allora, «come Chiesa», è «che si possa trovare presto una soluzione più appropriata e più equa, tenendo conto delle convenzioni internazionali, del rispetto dei diritti umani e delle chiare indicazioni date dal presidente della Repubblica. Ma, soprattutto, crediamo nella necessità di ridare al nostro Paese un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti: non devono esistere parcheggi o ghetti».

Tra le urgenze elencate dal porporato, anche la necessità di «percorsi più agevoli di accesso alla cittadinanza, soprattutto per quei minori nati da genitori stranieri in Italia, che frequentano le nostre scuole e abitano le nostre città, già italiani di fatto ma ancora privi degli stessi diritti e doveri dei loro coetanei». Bassetti ha ricordato che per Papa Francesco «l’accesso alla cittadinanza può favorire il percorso di integrazione di un Paese», che «può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza e percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel Paese». Di qui l’auspicio di «un lungo percorso di scambio e confronto in cui lo Stato e la Chiesa, nel reciproco rispetto di diritti, doveri e competenze, possano sempre più accompagnarsi e stimolarsi a vicenda». Due, ha concluso Bassetti, i punti di partenza: «La ricchezza culturale e religiosa che contraddistingue il nostro Paese» e le «esperienze positive che hanno saputo accompagnare i migranti in una maniera non assistenziale, così da metterli in grado di dare il loro contributo alla crescita della società dove vivono».

23 gennaio 2020