Migranti, rifugiati e la sfida dell’inclusione

Dibattito in vista della Giornata Mondiale. Rodotà, costituzionalista: «Dov’è la persona in Europa?». Perego: «L’Italia fatica a gesitre il diritto all’asilo»

Dibattito in occasione della Giornata Mondiale. Il costituzionalista Rodotà: «Dov’è la persona in Europa?». Perego: «L’Italia fatica a gestire il diritto all’asilo»

«Il sistema di accoglienza italiano 
per richiedenti asilo – improvvisato, insufficiente,
 politicamente non condiviso, segnato da malaffare e da una 
burocrazia impagliata – ha portato a una mancanza di credibilità
 dell’Italia in Europa e ha giustificato in qualche modo un 
mancato accordo europeo sull’agenda delle migrazioni». Parole dure, quelle di monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della
 Fondazione Migrantes (Cei), protagonista insieme al costituzionalista Stefano Rodotà del colloquio “L’approdo che non c’è. Proteggiamo i rifugiati più delle frontiere” organizzato dal Centro Astalli il 16 giugno a Roma, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Un dialogo sulle principali questione legate all’asilo in Italia, nato dall’urgenza di riportare il dibattito pubblico su un piano di tutela dei diritti e di rispetto della dignità umana.

L’Italia, spiega il direttore di Migrantes, «oggi fatica a gestire il 
diritto all’asilo e alla protezione» di fronte a 65mila persone 
che nel 2014 ne hanno fatto richiesta mentre i «grandi centri di 
prima accoglienza hanno generato non solo la corruzione nella gestione, lo spreco di denaro e una nuova strada di
 guadagno delle mafie ma anche violenza e mancata tutela di alcuni
diritti fondamentali». Specie per i minori, «accolti per mesi in strutture inadeguate» con il risultato che moltissimi bambini sono stati sottoposti, in seguito a questa esperienza, al Tso-Trattamento sanitario obbligatorio. Quanto al «progetto di accoglienza di 
richiedenti asilo e rifugiati, che solo nel 2014 è passato sì da
3mila posti a 20mila ma che è rimasto discrezionale», Perego denuncia come esso non sia un «servizio strutturale» ovunque in Italia, tant’è che solo 400 degli 8mila Comuni ne hanno uno.

Citando il discorso di De Gasperi pronunciato nell’aprile del 1954 alla Conferenza parlamentare europea di Parigi, il direttore di Migrantes estrapola poi i due concetti-chiave su cui l’Europa deve ritrovarsi concorde: «Una volontà politica unitaria e un regime di moralità internazionale». Quella stessa Europa «che non guarda al di là dei suoi
 ristretti orizzonti – osserva padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli – e che invece, tiepida e cinica di
fronte ai profughi, riesce a mettersi d’accordo solo sul controllo delle frontiere e sui rimpatri». Quando invece questo continente è lo stesso che ha accolto il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire, così come nel 1865 anche l’Italia era più emancipata: «Nel Codice civile di allora, decidemmo di abbandonare il principio di reciprocità e di porre sullo stesso piano cittadino e straniero, relativamente al godimento dei diritti civili», spiega Rodotà che ricorda come il nostro atto di civiltà fu un caso unico tra gli Stati europei.

Oggi «la tolleranza non basta e nemmeno l’accoglienza. È 
”inclusione” la parola che ci sfida – continua il giurista -. Serve un 
supplemento di umanità: è una sfida al nostro egoismo e alla nostra 
identità». La situazione venutasi a creare in Europa è infatti «drammatica», sottolinea ancora il costituzionalista. «Faccio fatica a mantenere ferme le 
distinzioni tra richiedente asilo, profugo, migrante: io vedo le 
persone. Dov’è la persona in Europa? Oramai è ridotta a un profilo. Non si può 
sostenere che le merci e i capitali possano circolare liberamente e le 
persone no». Rodotà conclude l’intervento invitando a riflettere sulle parole del non credente Luigi Zoja, a proposito della parabola del buon samaritano: «Cristo propose un salto morale rivoluzionario: amare lo straniero». La novità del cristianesimo fu quella: «Trasformare in prossimo anche l’abitante più lontano della Terra». Una novità, uno «scandalo» che è istintivo pensare «sia stato un fattore non secondario dell’isolamento, abbandono e morte del Cristo stesso».

17 giugno 2015