Mondo di mezzo: la Corte di appello riconosce l’associazione mafiosa

Salvatore Buzzi è stato condannato a 18 anni e 4 mesi, mentre Massimo Carminati a una pena di 14 anni e 6 mesi. Il procuratore aggiunto Cascini: «Questione di diritto che i giudici hanno ritenuto fondata»

La terza Corte di appello di Roma ha riconosciuto l’associazione mafiosa nell’ambito del processo al Mondo di Mezzo. È stato ribaltato, dunque, quanto deciso in primo grado. «Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata». Lo ha detto il procuratore aggiunto, Giuseppe Cascini. In aula erano presenti anche il pubblico ministero Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.

Salvatore Buzzi è stato condannato a 18 anni
e 4 mesi, mentre Massimo Carminati a una pena di 14 anni e 6 mesi. I giudici hanno riconosciuto l’associazione a delinquere di stampo mafioso, l’aggravante mafiosa o il concorso esterno, a vario titolo, oltre che a Carminati e Buzzi, anche per Claudio Bolla (4 anni e 5 mesi), Riccardo Brugia (11 anni e 4 mesi), Emanuela Bugitti (3 anni e 8 mesi), Claudio Caldarelli (9 anni e 4 mesi), Matteo Calvio (10 anni e 4 mesi). Condannati anche Paolo Di Ninno (6 anni e 3 mesi), Agostino Gaglianone (4 anni e 10 mesi), Alessandra Garrone (6 anni e 6 mesi), Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi), Carlo Maria Guaranà (4 anni e 10 mesi), Giovanni Lacopo (5 anni e 4 masi), Roberto Lacopo (8 anni), Michele Nacamulli (3 anni e 11 mesi), Franco Panzironi (8 anni e 4 mesi), Carlo Pucci (7 anni e 8 mesi) e Fabrizio Franco Testa (9 anni e 4 mesi).

 

11 settembre 2018