“Mondo di mezzo”: non fu mafia

Lo ha dichiarato la Cassazione, facendo cadere l'aggravante dell'articolo 416 bis, riconosciuta in appello. Si attende un nuovo processo per il ricalcolo delle pene. Raggi: «Comunque un sodalizio criminale»

Non fu “Mafia Capitale”. La sentenza della Cassazione è arrivata nella serata di ieri, 22 ottobre: esclusa l’associazione mafiosa nel processo “Mondo di mezzo”, che era invece stata riconosciuta nelle sentenze d’appello, con l’aggravante mafiosa ex articolo 416 bis per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i loro collaboratori. L’accusa, mossa dalla procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una “nuova” mafia, con propaggini nel mondo degli appalti della Capitale. La VI sezione penale della Cassazione, dopo tre giorni di udienze fiume,  ha riconosciuto sì la presenza di due associazioni distinte a carattere delinquenziale, ma non le ha riconosciute come mafia.

Le sentenze della Corte d’Appello erano arrivate l’11 ottobre 2018, ribaltando il primo grado di giudizio, con condanne a vario titolo per mafia per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e altre 16 persone. Diverso il parere dei giudici della Cassazione, che hanno riqualificato il reato di associazione mafiosa in associazione a delinquere semplice, annullando quindi anche alcuni risarcimenti nei confronti delle parti civili, tra cui alcune associazioni antimafia. Ora si attende un nuovo processo d’appello, per il nuovo calcolo delle pene per Buzzi, Carminati e per imputati del processo al Mondo di mezzo.

«Era una storia giuridicamente un po’ forzata, per annullare senza rinvio vuol dire che la Cassazione l’ha ritenuta giuridicamente insostenibile», ha commentato a caldo l’avvocato di Carminati Cesare Placanica. Dello stesso parere l’avvocato di Buzzi Alessandro Diddi: «L’annullamento senza rinvio sul 416 bis significa che la Cassazione ha riconosciuto ciò che diciamo sin dall’inizio e cioè che c’era una corruzione ma non la mafia». Salvatore Buzzi, ha proseguito il legale, «su mia indicazione ammise le corruzioni e segnalò che in Campidoglio c’era un sistema marcio e corrotto, lo abbiamo dimostrato sin dal primo grado. La procura voleva dire che c’è un gruppo di imprenditori mafiosi ma la Cassazione le ha dato torto».

Per il sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, presente in aula durante l’udienza e la lettura del verdetto, la sentenza «conferma comunque il sodalizio criminale. È stato scritto un capitolo molto buio della storia nostra città. Stiamo lavorando insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e rispetto dei diritti. Andiamo avanti a testa alta». Usa invece la parola «perplessità», nel suo post su Facebook, il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. «La Corte di Cassazione – scrive – smentisce l’impianto della sentenza della Corte d’Appello di Roma: Buzzi e Carminati nella capitale non avevano costituito un sodalizio di stampo mafioso che aveva in pugno tanti uffici dell’amministrazione comunale capitolina. A Roma non c’era mafia. Le sentenze si rispettano. Ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità permangono tutte».

23 ottobre 2019