Mosca non crede più nei mediatori di Kiev

Accordo su un corridoio umanitario per evacuare i civili da Mariupol, dove continua la resistenza del battaglione Azov, nell’acciaieria Azovstal, con diversi civili intrappolati nei sotterranei. Il nuovo ultimatum della Russia, che scade alle 13 del 20 aprile

Scade alle 13 di oggi, 20 aprile, ora italiana, il nuovo ultimatum di Mosca ai militari del battaglione Azov impegnati nella difesa di Mariupol, dove l’assedio russo dura ormai da settimane. «La vita sarà salvata» a chi si arrenderà, è la promossa che arriva dalla Russia, che invita a porre fine a quella che definisce una «insensata resistenza». E per quanto riguarda la presenza di civili intrappolati nei sotterranei – tra cui diversi bambini – il vice rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite Dmitry Polyansky durante la sessione del Consiglio di sicurezza Onu ha dichiarato: «L’unica spiegazione possibile è che sono stati portati lì dai nazionalisti ucraini per essere usati come scudi umani».

Dall’acciaieria arriva intanto l’appello degli ultimi difensori della città, che chiedono alla comunità internazionale di «estrarli» da lì. «Il nemico è dieci volte più numeroso di noi, queste potrebbero essere le nostre ultime ore di vita. Facciamo appello a tutti i leader mondiali e li preghiamo di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di estrazione e portarci nel territorio di un Paese terzo», scrive su Facebook il comandante Serguiy Volyna, della 36ª brigata della marina nazionale ucraina. L’esercito russo, prosegue, ha «il vantaggio nell’aria, nell’artiglieria, nelle forze di terra, nell’equipaggiamento e nei carri armati. Difendiamo solo un punto, la fabbrica Azovstal, dove oltre ai soldati ci sono anche i civili che sono diventati vittime di questa guerra».

Stando alle dichiarazioni della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova a Russia-24 Tv, riportate dall’agenzia Tass, la Russia non crede più nei negoziatori di Kiev. «Ora non è più una quesitone di “fidati e verifica” – ha detto -; ora è semplicemente “verifica”, perché non c’è più alcuna fiducia in queste persone per un po’». Russia e Ucraina avrebbero comunque raggiunto un accordo per l’apertura di un corridoio umanitario per l’evacuazione di civili da Mariupol, riferiscono fonti ufficiali di Kiev. Si tratta del primo accordo del genere da sabato, ha affermato la vice premier ucraina Iryna Vereshchuk: «Siamo riusciti a raggiungere un accordo preliminare (con i russi) su un corridoio umanitario per donne, bambini e anziani», le parole affidate a Telegram. Quindi l’avvertimento: «A causa della situazione della sicurezza molto difficile, potrebbero esserci cambiamenti». Secondo quanto dichiarato dal sindaco della città portuale Vadym Boychenko, l’Ucraina è intenzionata a evacuare oggi 6mila civili con 90 bus.

Nelle parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la situazione a Mariupol rimane «brutale». Nel suo ultimo videomessaggio riferisce che «gli occupanti stanno cercando di effettuare la deportazione dei residenti locali che sono caduti nelle loro mani. E il destino di decine di migliaia di residenti di Mariupol che sono stati trasferiti nel territorio controllato dalla Russia è sconosciuto». Nonostante l’appello a garantire l’evacuazione dei civili arrivato anche dalla Cina, Zelensky ribadisce che «l’uccisione mirata di civili è proprio il marchio di fabbrica dell’esercito russo. E questo marchierà la Federazione Russa come la fonte del male. L’esercito di Mosca rimarrà per sempre descritto nella storia come il più barbaro e disumano del mondo», prosegue.

Sul fronte internazionale, il presidente Usa Joe Biden ha chiesto agli alleati di proseguire con l’invio di armi all’Ucraina e con le sanzioni contro la Russia. Secondo le anticipazioni del New York Times, è atteso nei prossimi giorni l’annuncio da parte di Biden di un nuovo pacchetto da 800 milioni di dollari in aiuti militari per Kiev. Il premier canadese Justin Trudeau assicura invece la fornitura di artiglieria pesante, annunciando l’ampliamento delle sanzioni contro Mosca. Armamenti in arrivo a Kiev anche da parte del Regno Unito, rende noto il premier Boris Johnson. «Se avessimo ricevuto nella prima settimana di guerra ciò che stiamo ottenendo ora, avremmo già posto fine al conflitto», ha affermato con amarezza il presidente Zelensky. Diversa la posizione della Cina, secondo cui l’invio di armamenti «non porterà alla pace» ma «prolungherà e intensificherà il conflitto aggravando ulteriormente la catastrofe umanitaria», ha detto il rappresentante cinese all’Onu Zhang Jun, attaccando anche le sanzioni internazionali contro la Russia.

Sempre questa mattina intanto è arrivato a Kiev il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che ha postato una foto del suo arrivo alla stazione della Capitale ucraina accompagnata dalla seguente didascalia: «Nel cuore di un’Europa libera e democratica».

20 aprile 2022