Naufragio di migranti in Grecia. Allarme ignorato per un giorno

Si è ribaltato nelle acque dell’Egeo, nel sud del Peloponneso, un peschereccio con a bordo circa 700 migranti, partito da Tobruk, in Libia, per raggiungere l’Italia. Già 79 i corpi recuperati. 104 le persone in salvo. Alarm phone: la Guardia costiera ellenica era stata allertata

Dalle 21 di ieri sera, mercoledì 14 giugno, la Grecia è in lutto nazionale, fino alla mezzanotte di venerdì 16, per i migranti morti nel naufragio nella baia di Pylos, nel sud del Peloponneso. Lo ha annunciato il primo ministro ad interim Ioannis Sarmas. A fronte delle 104 persone tratte in salvo, sono 79, al momento, i corpi recuperati: giovani, donne e bambini, per lo più, morti perché non soccorsi. A un mese e mezzo appena dalla strage di Cutro. L’allarme infatti era scattato già nel pomeriggio di martedì 13: il peschereccio partito da Tobruk, in Libia, con a bordo circa 750 persone dirette in Italia, invia un Sos raccolto e rilanciato da Alarm phone. Prima ancora, intorno a mezzogiorno, anche un aereo dell’agenzia europea Frontex aveva avvistato il peschereccio; successivamente, due motovedette. Per la Guardia costiera greca però non hanno richiesto assistenza. Anzi, «hanno rifiutato qualsiasi assistenza e hanno dichiarato di voler proseguire il viaggio verso l’Italia».

Una ricostruzione, questa, smentita da Alarm phone. secondo cui la Guardia costiera ellenica «era stata allertata alle 16.53», così come «le autorità greche e le altre europee», che quindi «erano ben consapevoli di questa imbarcazione sovraffollata e inadeguata». Nel frattempo il peschereccio, dopo aver deviato per il maltempo, si dirige verso le coste del Peloponneso, è in area Sar greca, a 46 miglia dalla costa. Quindi è Atene che dovrebbe intervenire. L’allarme arriva anche alle autorità italiane da un aereo Frontex e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma avvisa la Guardia costiera greca. Eppure, denuncia Alarm phone, «non è stata avviata un’operazione di salvataggio», mentre «la Guardia Costiera ellenica ha iniziato a giustificare il mancato soccorso sostenendo che le persone in difficoltà non volevano essere soccorse in Grecia».

Si sono perse così ore cruciali, fino al naufragio, ricostruiscono dall’organizzazione che raccoglie gli Sos delle imbarcazioni in difficoltà, con le operazioni di soccorso – solo dopo il ribaltameto dell’imbarcazione – e il recupero di 104 persone portate in salvo a Kalamata dallo yacht Mayan Queen IV, con bandiera delle Cayman. Stando alle prime testimonianze, nessuna indossava il giubbotto di salvataggio. E con il passare delle ore, si affievoliscono le speranza di trovare superstiti. «La parte esterna della nave era piena di persone, sospettiamo che lo stesso valga per l’interno», spiega Nikolaos Alexiou, comandante e portavoce della Guardia costiera greca, affermando che «non si può dare un numero esatto con certezza, ma certamente il numero è molto alto». L’Oim parla di almeno 400 persone, ma sono i sopravvissuti che erano a bordo a riferire che «il numero dei passeggeri era di 750», racconta il governatore della regione del Peloponneso Panagiotis Nikas. Lo stesso numero fornito da Alarm phone. Secondo le prime informazioni, venivano da Siria, Pakistan, Egitto. Diverse le donne e i bambini che viaggiavano stipati nelle stive.

Per il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che si dice «inorridito», questa «tragedia» è «un altro esempio della necessità che gli Stati membri si uniscano per creare un corridoio sicuro per coloro che sono costretti a scappare e mettere in campo un’azione per salvare vite e ridurre pericolosi viaggi. Chi migra in cerca di una vita migliore – aggiunge – merita sicurezza e dignità». Anche la presidente della Commissione Ue Von der Leyen, «profondamente addolorata», sottolinea la necessità di «continuare a lavorare insieme, con gli Stati membri e i Paesi terzi, per prevenire queste tragedie». Rimanda la quesitone al vertice Ue di giugno il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, parlando del naufragio come di «un promemoria straziante del fatto che dobbiamo porre fine al business senza scrupoli dei trafficanti». Nelle parole della commissaria Ue agli Affari Interni Ylva Johansson, «questo naufragio è il segno che la nostra politica migratoria non funziona bene al momento. La cambieremo con il nuovo Patto migrazione e asilo. La situazione di stallo durata sette anni è finita», ha spiegato, difendendo il lavoro delle ong: «Sono diverse tra loro ma in generale fanno un ottimo lavoro e salvano vite».

15 giugno 2023